Christie’s non fornisce spiegazioni per ovvie ragioni di privacy. «È ormai in Medio Oriente», sostiene qualcuno. Ma alcuni indizi portano in Svizzera: «Un restauratore di Zurigo, a fine settembre, mi ha contattato chiedendomi informazioni su come fosse stata incorniciata l’opera — dice Modestini –. Doveva stilare una relazione per ragioni assicurative.
Ma non mi risulta che, a fine ottobre, avesse ancora fatto una ricognizione diretta. La tavola corre seri rischi di conservazione: l’incorniciatura in un microclima può essere solo una soluzione a breve termine. Sono già passati sei mesi». Il quadro potrebbe essere finito in uno dei porti franchi dedicati allo stoccaggio esentasse delle opere d’arte, musei paralleli — tra Europa e Asia — di un collezionismo blindato quanto milionario: tra i creatori e gestori deifreeport, c’è anche Yves Bouvier, ex acquirente del Salvator Mundi, denunciato per frode dal collezionista successivo dell’opera, il magnate russo e presidente del Monaco calcio Dmitry Rybolovlev, ora a sua volta indagato per corruzione.
Resta da capire perché il Louvre di Abu Dhabi abbia rimandato senza spiegazioni l’esposizione del Leonardo. Il “prestito” è stato ritirato? Modestini ha una sua teoria: «L’acquirente, il principe Mohammed bin Salman, sta programmando un boom di musei in Arabia Saudita. Sospetto che per questa ragione abbia deciso di non esporre più l’opera ad Abu Dhabi, ma di riservarla al suo Paese. Non ne ho le prove, ma mi sembra una motivazione logica. Di certo, i dubbi sorti sull’attribuzione a Leonardo non hanno nulla a che vedere con la cancellazione dell’esposizione. A complicare le cose c’è il peggioramento della situazione politica nella regione».
Già, perché il proprietario del Salvator Mundi, il principe MBS, è lo stesso sospettato di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, avvenuto nell’ambasciata saudita di Istanbul lo scorso 2 ottobre. Fonti interne alla diplomazia emiratina escludono ogni sottotesto geopolitico in questo nuovo, indecifrabile “codice da Vinci”. «L’amicizia tra Emirati e Arabia Saudita è fortissima — spiega un bene informato che preferisce restare anonimo –. Non credo che MBS voglia fare uno sgarbo ai suoi fratelli degli Emirati». Un insider del mercato dell’arte sostiene che l’asta del Salvator Mundi sia servita solo a spostare somme di denaro offshore: «L’interesse per l’opera non c’entra niente. Quel quadro affiorerà in una dimora in mezzo al deserto».
Il mistero rimane e la restauratrice Modestini non si dà pace: «Da quando il dipinto è sparito sono venute meno anche informazioni attendibili sull’opera. È per questo che sto per lanciare un sito web con tutte le foto, le analisi ai raggi X e le spiegazioni tecniche utili per gli studiosi. Troppe inesattezze sono state dette, anche sul restauro. Non ho ritoccato nulla, solo le parti perdute. La mano che ha dipinto il Salvator Mundi è la stessa che ha creato laGioconda. E nessuna riproduzione può rendere davvero questa meraviglia. Quelle che vedo su Internet mostrano un quadro che non riconosco. Si tratta di un capolavoro supremo che dovrebbe appartenere all’umanità ed essere visto da tutti. Per la somma enorme a cui è stato venduto, invece, è diventato un trofeo». La caccia all’opera d’arte più costosa della storia è ancora aperta.