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 2018  novembre 14 Mercoledì calendario

Una ridda di ipotesi sulla successione in Telecom

Dalla prima mattina di ieri Amos Genish non è più l’amministratore delegato di Telecom Italia. Il consiglio, convocato d’urgenza, ha deciso di revocargli le deleghe con un voto a maggioranza a schieramenti netti: i dieci amministratori di Elliott contro i cinque espressi da Vivendi. Deflagra così in pubblico uno scontro che era già in atto da tempo nell’azionariato, in consiglio e nella stessa azienda. E che non è più ricomponibile: lo scenario più probabile è che si vada verso una nuova conta in assemblea.
Il cda Telecom si riunirà nuovamente domenica 18 nel pomeriggio per designare il successore di Genish. Nel frattempo le deleghe ad interim sono state assegnate al presidente Fulvio Conti. Le opzioni sul tavolo della compagine di maggioranza del board sono due: la cooptazione di un nuovo ad dall’esterno o il conferimento delle deleghe a uno degli amministratori della lista Elliott. Considerato che Genish non ha nessuna intenzione di lasciare il cda, nell’ambito della prima ipotesi dovrebbe dimettersi uno dei consiglieri Elliott per fare spazio al nuovo ad. Un nome di peso, circolato fin dagli esordi della campagna attivista del fondo di Paul Singer, è quello di Vittorio Colao che ha appena lasciato la guida di Vodafone, dopo dieci anni al comando della multinazionale inglese. Ma Colao non sarebbe disponibile. Circola anche il nome di Maximo Ibarra, l’ex ad di Wind-Tre oggi ceo dell’olandese Kpn, che per due volte è arrivato nella short list quando la scelta alla fine è caduta su Flavio Cattaneo, prima, e su Amos Genish, poi. Recentemente il manager italo-colombiano è entrato nel cda di Mediobanca e questo è stato interpretato come un primo passo di riavvicinamento all’Italia. Ma Ibarra sarebbe probabilmente il manager del compromesso, nello scenario che a oggi pare del tutto improbabile di un accordo tra Elliott e Vivendi che eviti una nuova conta in assemblea. Il patron della media company transalpina, Vincent Bolloré, che avrebbe preso in mano direttamente il dossier, in questa fase più che delicata, col Governo già sceso in campo, non ha alcuna intenzione di delegare i suoi interessi all’antagonista americano, col quale ha ancora un conto da saldare, dal momento che è convinto che è colpa degli uomini di Paul Singer se ha dovuto subire la gogna del fermo giudiziario con l’accusa di corruzione internazionale.
Sulla carta, a oggi, sembra dunque avere più chance la seconda ipotesi, con la nomina di un ad già all’interno del board e di un nuovo direttore generale, cariche che erano entrambe ricoperte da Genish. Dopo il pressing infruttuoso per convincere il veterano Telecom Rocco Sabelli, a accettare l’incarico, la scelta sarebbe caduta sull’ex numero due di Fca Alfredo Altavilla, che ha un profilo mangeriale di tutto rispetto, ma non proviene dal mondo delle tlc. In questo scenario Altavilla dovrebbe essere affiancato da un direttore generale che sappia subito dove mettere le mani per ridisegnare un organigramma interno che, a giudizio degli scontenti, è stato “massacrato” dalla precedente gestione. In pole position, con il benestare di Eliott che ne ha apprezzato qualità e risultati, ci sarebbe l’ex ceo di Tim Brasil, Stefano De Angelis,che se ne è andato dopo l’estate perchè non c’era posto per lui al suo rientro in Italia nell’organigramma di Genish. Ma ci sarebbero anche candidati interni come il cfo Piergiorgio Peluso e Lorenzo Forina, direttore business & top clients.
Che lo scontro non sia più ricomponibile è ormai evidente a tutti alla luce delle dichiarazioni che si sono rincorse dopo il cda. Fonti vicine a Elliott hanno fatto sapere che il fondo Usa approva l’operato del board. «Genish ha fatto parte dello screditato regime di Vivendi e sebbene non fossimo stati preventivamente informati di questa decisione, sosteniamo la revoca». Genish, che era stato inizialmente appoggiato anche da Elliott, «ha dimostrato in realtà di rappresentare un impedimento per la creazione di valore», sottolineano le fonti che quantificano nel 33,5% la perdita per gli azionisti sotto la gestione del manager israeliano.
Da parte sua Vivendi, tramite un portavoce, denuncia l’effetto «destabilizzante» e il «metodo vergognoso» adottato dal cda Telecom per defenestrare l’ad, una «mossa cinica» – accusano i francesi – che è stata «pianificata in segreto». Genish ci ha messo del suo soffiando sul fuoco: con le agenzie di stampa si è sfogato parlando di putsch di stampo sovietico e di una compagna avversa contro di lui da parte di diversi consiglieri che proseguiva da mesi. Tim, che a questo punto fa riferimento al presidente Conti, ha diffidato Vivendi «dal diffondere notizie false e fuorvianti, che hanno l’unico effetto di danneggiare società e azionisti». Ribadendo altresì che il cda è indipendente e che Genish non ha centrato gli obiettivi del suo stesso piano. Su questa motivazione verterà la trattativa con il manager israeliano, che il consiglio ha delegato al presidente: in gioco c’è la “giusta causa” o meno che vale fino a 36 mensilità, 4,3 milioni di euro. In una lettera indirizzata ai dipendenti, Conti assicura l’impegno a garantire la continuità della gestione,ma anche la realizzazione di un nuovo piano.