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 2018  novembre 13 Martedì calendario

Intervista ad Antonio Conte

Non ha vinto, ma nei corridoi di Coverciano, casa azzurri, le foto di Antonio Conte e dei suoi ragazzi impreziosiscono le pareti: era, quella, l’Italia degli Europei 2016, una Nazionale che «riuscì a creare un grande entusiamo...».
Ci risiamo: Firenze, il giorno della Panchina d’oro, ma, soprattutto, il momento del suo ritorno dove ha vissuto da ct azzurro per due stagioni.
«Sono emozionato. Quasi commosso: sulla panchina dell’Italia ho provato delle sensazioni incredibili e spero di aver contribuito a farle provare agli italiani».
Come è la vita senza l’adrenalina del campo?
«Sto bene, allenare non mi manca: vado in giro, molto, e mi aggiorno guardando il nostro campionato, quello inglese, la Liga spagnola».
Ma Conte senza adrenalina sembra un controsenso...
«Oggi sto bene, fra tre mesi, magari, cambio idea».
Come si è lasciato con il Chelsea?
«Parlo solo di quello che abbiamo costruito e vinto: una Premier al primo anno e, poi, una delle due finali di FA Cup disputate».
Se la chiamassero per prendere in corsa una squadra che ha bisogno di cambiare?
«Un allenatore del mio livello è meglio che non prenda una panchina a giochi cominciati: meglio partire dall’inizio, con programmi e obiettivi ben definiti».
Niente salto in corsa, dunque. Ma da Madrid, sponda Real, qualcuno sembra averla chiamata prima di frenare per un giudizio severo sui suoi metodi di lavoro (Sergio Ramos?)...
«Io ho la mia storia, prima da giocatore e, ora, da tecnico: una storia vincente anche se (sorride, ndr), forse, ho più perso che vinto. E la propria storia non si cambia».
Le piace la serie A?
«Molto perché il livello qualitativo cresce, ormai, di anno in anno».
La Juve?
«I bianconeri sono diventati un’armata invincibile. Il loro livello verso l’alto aumenta, quello di chi prova ad inseguirli anche, ma a velocità ridotta rispetto ai primi della classe: temo che se alle spalle della Juve non si daranno una mossa, lo strapotere juventino non finirà presto».
Le è mai capitato di pensare che occasione sarebbe, o sarebbe stata, allenare Cristiano Ronaldo?
«Sono orgoglioso di avere allenato i miei giocatori e, allo stesso tempo, sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto: alla Juve voglio bene, sono contento dei successi e del percorso che sta compiendo».
In Europa può essere la volta buona?
«La Champions ha due facce: una nei gironi, un’altra dagli ottavi. Là dipende anche dai sorteggi e da come ci arrivi: Juve, Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco e Psg, una di queste alzerà il trofeo».
Un giudizio sul gesto di Mourinho dopo Juventus-Manchester United?
«Sono l’ultimo a poter parlare. Comunque non mi sembra che abbia fatto niente di particolare: José, come tutti quelli, me compreso, che allenano o hanno allenato all’estero, non è abituato a certi atteggiamenti degli stadi italiani».
In Premier è meglio...
«In Premier sembra di vivere una realtà virtuale: foto e autografi anche con i tifosi avversari quando scendi dal pullman. Il calcio italiano si è arricchito tecnicamente, sarebbe un peccato non farlo anche dal punto di vista ambientale».
Antonio Conte è commosso: Coverciano è stata la sua casa, adesso vive a Cobham, quasi un’ora dal centro di Londra.
«Tornare in Italia? Perché no, da noi si vive, comunque, meglio...».