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 2018  novembre 13 Martedì calendario

Il mistero del traduttore autore del suo necrologio

Nel salotto dalle pareti tappezzate di libri il trillo del telefono e del campanello di chi vuole fare le condoglianze è continuo. Tra gli amici nessuno si è stupito che Eugenio Rizzi, traduttore dal francese, autore di libri tra il divertissement e la dissertazione filosofica, abbia predisposto quel necrologio così atipico, uscito ieri sui quotidiani: «In occasione della propria morte Eugenio Rizzi si scusa con quanti abbia offeso».
La moglie Anna Denza, tra una telefonata e l’altra, porge il foglio su cui è stampato il documento che il marito aveva lasciato in bell’evidenza sul computer. Ci sono disposizioni precise su eredità, esequie, rifiuto di accanimento terapeutico; le frasi sono chiare e misurate, tipiche di chi alle parole ha dedicato la sua vita con un amore viscerale. Ma nessun indizio sui possibili destinatari di quelle scuse. «Me lo chiedo anche io – prova a spiegare la moglie -. Eugenio era un uomo mite, ma aveva convinzioni profonde, un’intransigenza intellettuale che lo portava a chiudere le porte senza guardarsi indietro. Penso soprattutto alla sua esperienza politica, credo sia stato in quell’occasione che ha espresso in maniera più decisa il dissenso, senza usare mezzi termini». Negli anni Sessanta Rizzi, che è morto domenica scorsa a 83 anni per l’aggravamento di una patologia cardiaca con la quale combatteva da quando era bambino, aveva militato nel Pci e collaborato con Luciana Castellina alla rivista Nuova Generazione.
«Poi se ne era andato, aveva chiuso con tutto e tutti, in dissenso con la linea politica. Non mi risulta che avesse davvero litigato con qualcuno, ma posso immaginare che avesse espresso le sue convinzioni con grande determinazione». Tanto da offendere qualcuno in maniera così profonda da portarne il rimorso? «Eugenio era anche un amante del paradosso – conclude la signora Denza – le sue scuse vanno contro l’aria dei tempi, quell’inveire senza argomentazioni che tanto odiava e da cui rifuggiva».