Corriere della Sera, 13 novembre 2018
La Var è una liberazione
Massimiliano Irrati, arbitro internazionale, è stato giudicato il miglior Var al Mondiale di Russia ed è anche tra i migliori arbitri centrali della serie A. Nessuno come lui ha la consapevolezza di cosa succede nella testa di un arbitro di fronte a un fischio che produce un rigore per un fallo che sembra subito chiaro ed evidente ma che, confrontato con analoghi episodi, produce dubbi. Un processo che avviene in un secondo. È stato, per ogni arbitro, il crocevia della grande scelta: «Non sono così sicuro, ma ormai ho fischiato e non posso tornare indietro. Ne va della mia carriera». La Var è stata salutata come una liberazione da quella situazione, dando la possibilità di un nuovo, meditato e completo giudizio. Irrati potrà, pertanto, rivedere il contrasto tra Manolas e Ramirez in Roma-Sampdoria che Rocchi, di fronte al video, ha già selezionato e reso disponibile per l’ultima decisione che potrebbe anche rovesciare la prima. Rocchi lo chiama perché stavolta è lui alla Var e quando è toccato a Irrati trasmettergli la risposta tecnologica hanno cancellato evidenti errori; quello che può succedere in una piccola squadra, di arbitri, solidale e libera. Perfino per i grandi arbitri, con molta esperienza, la sicurezza quasi matematica di aver fischiato bene, genera un sollievo sottile, interiore che cancella qualsiasi altra indicazione o indirizzo burocratico. Oggi il giusto non è più barattabile con la paura di tornare indietro. In effetti è un procedere, per ora con qualche incertezza, verso nuovi e attesi livelli di coerenza.