il Giornale, 13 novembre 2018
Il giornalista Di Maio
Come nel racconto del dottor Jekyll e di mister Hyde, il giornalista Luigi di Maio sembra un duro avversario del Luigi Di Maio vicepremier. La banalità è il tratto comune. Il capo politico del M5S diventa giornalista pubblicista nel 2007: è la testata il Punto, con sede a Giugliano, uno dei comuni più popolosi della Campania, a offrire l’opportunità al ministro del Lavoro di poter chiedere l’iscrizione all’albo dei pubblicisti. Si occupa di una rubrica di sport, cumulando i 70 articoli necessari a ottenere il tesserino. Mollato il Punto, comincia una doppia collaborazione: Provincialonline (sede a Somma Vesuviana) e con il periodico Studentigiurisprudenza.it, diffuso alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico di Napoli. Una decina di articoli in tutto, dal contenuto molto semplice. I pezzi veicolano idee opposte a quelle che oggi sbandiera in Parlamento. La prima contraddizione è sui finanziamenti ai giornali: il magazine viene finanziato dall’Università. Proprio quei fondi pubblici che il Di Maio politico vuole cancellare. Sul periodico universitario, Di Maio firma un altro articolo in cui si schiera contro le nazionalizzazioni. Ma soprattutto affronta il capitolo Alitalia. Il Di Maio cronista non ha dubbi: lo Stato non deve metterci un euro, va venduta ai francesi. E in un terzo articolo diventa un fedele sostenitore delle idee liberiste. Le contraddizioni accompagnano Di Maio anche nella doppia collaborazione con la Provinciaonline: il leader grillino viene arruolato, inizialmente, come webmaster ma si diletta a scrivere. Anche in questo caso, si schiera contro gli aiuti di Stato ai lavoratori della Fiat: in un articolo, Di Maio boccia la cassa integrazione per i lavoratori. Peccato che tra i primi provvedimenti da ministro figuri proprio il potenziamento delle misure economiche per finanziare la cassa integrazione. E nell’attività di giornalista affronta un tema che oggi occupa l’agenda di governo: l’immigrazione. Di Maio elogia i modelli di integrazione di boldriniana memoria. Poi una volta al governo, ha seguito la linea imposta della Lega.