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 2018  novembre 13 Martedì calendario

Il futuro sono gli aerei elettrici

«L’innovazione nel rispetto dell’ambiente è la nostra priorità. Per questo dobbiamo costruire aerei sempre più confortevoli ma con l’obiettivo di emissioni zero». Ci tiene a sottolineare subito questo aspetto Grazia Vittadini, 48 anni, nominata a capo della ricerca e degli sviluppi tecnologici del gruppo aerospaziale europeo Airbus. È la prima donna a ricoprire questo ruolo (Chief technology officer) nella compagine di 130 mila addetti alla produzione: dagli aerei civili ai jet militari, dai razzi ai satelliti, generando ricavi per 59 miliardi di euro. Davanti ad Airbus c’è solo la società americana Boeing, ma all’orizzonte ci sono i cinesi e la sfida è l’innovazione.
«Ecco perché – precisa Vittadini – nel 2017 abbiamo investito in ricerca e sviluppo 2,8 miliardi, il doppio rispetto al 2000». Una delicatissima posizione da leader, ambitissima, con tanti candidati all’interno e all’esterno del gruppo. Grazia ha fatto un percorso rapido da quando ha varcato la soglia di Airbus con una semplice domanda di assunzione. «Mi ero laureata al Politecnico di Milano con una tesi strutturale, cioè l’impiego di nuovi materiali avanzati per costruire suolette per le scarpette delle danzatrici. Univo la mia passione alla ricerca».
Il primo passo è stato in una piccola azienda aeronautica milanese sognando Parigi e la mitica Dassault che sfornava i Mirage. «Invece sono volata a Monaco di Baviera, alla Fairchild Dornier impegnata negli aerei regionali per il trasporto civile con ruoli molteplici, dalla progettazione alla costruzione: una grande esperienza». Quindi Airbus. Ad Amburgo e Brema era l’ingegnere capo delle parti tra le più delicate del superjet a due piani A-380, i dispositivi di sostentamento. «Ho incorniciato il biglietto del primo volo sul gigante dell’aria... Che emozione vedere le mie parti in movimento sulle ali». Presto passa a occuparsi degli aeroplani di punta del gruppo come gli A-320 e A-350 con la fusoliera in fibra di carbonio, l’A-400 per il trasporto militare e altri settori produttivi. «Coordinare tutto, comprese le attività elicotteristiche, spaziali e della difesa, affrontando progetti, metodi e ristrutturazioni mi ha molto arricchito». Infine la nomina a Chief technology officer, prima donna in un ruolo così strategico. «Nelle grandi aziende siamo ancora lontani dalle pari opportunità a livello manageriale. Credo, comunque, che sei hai passione, produci risultati e non ti scoraggi la diversità di genere non conta e riesci. In Airbus le donne sono il 17,5%, nelle assunzioni del 2018 sono il 30%».
La dedizione di Grazia all’aerospazio è totale. «Io e il mio partner, un pilota, – confessa – siamo sempre in movimento. Però ci ritagliamo delle pause personali appena possiamo. Quando sono a Tolosa salgo sulla mia bici da corsa italiana e in valigia porto sempre scarpe da corsa e libri. Ne leggo diversi contemporaneamente. Non trascuro la musica: la mia playlist ha musica rock e classica. Amo soprattutto le percussioni e ricordo quando facevo la timpanista alla Scala».
Ma volando di continuo (e parlando sei lingue) non sogna di costruire un aereo civile supersonico come il Concorde? «Per il momento non è tra le nostre priorità. Nella ricerca guardiamo agli aerei elettrici sempre più autonomi e connessi, alla propulsione ibrida, ai carburanti sostenibili e a strutture più leggere. Questi sono gli aerei del prossimo futuro, sicuri e rispettosi dell’aria che respiriamo».