la Repubblica, 13 novembre 2018
I filmini amatoriali di Jerry Lewis
Sono cresciuto sulle ginocchia di papà, nei teatri Paramount. Nel weekend a Pacific Palisades, passavano a trovarci Tony Curtis, Janet Leigh e Dean Martin, i migliori amici dei miei genitori. Li sentivo parlare di filmini di famiglia… Quando ho capito cosa fossero, ho sperato che tutto il mondo potesse metterci gli occhi». Per convincere il padre, Chris Lewis ha impiegato 50 anni: «Non voleva che si trovassero. Ha cambiato idea solo poco prima di morire». Jerry Lewis non è solo il comico/regista del Professore matto e Le folli notti del Dottor Jerryll, racconta Chris: «Un giorno papà ha preso in mano una cinepresa 16mm e ha cominciato a girare filmini amatoriali, popolati di amici, attori e dive che facevano cinema per divertimento. Era una specie di gioco. Un’altra grande Hollywood: libera, irriverente». Oggi i tremila rulli di home movies di Jerry Lewis sono in possesso della Library of Congress. Il Museum of Modern Art ha appena concluso una rassegna ( The Unknown Jerry) dedicata a questi materiali. Anche se Lewis debutterà dietro la macchina da presa nel ’60 con Ragazzo tuttofare, già dal ’49, solo per gli amici dell’industria, diventavano un marchio di fabbrica i suoi home movies: suono sincronizzato, professionisti in campo, titoli e montaggio manuale (la mano di Jerry taglia o annerisce il passaggio da una scena all’altra). Il tutto presentato sotto la targa Gar-Ron Productions, fusione del nome dei figli più grandi di Jerry e Patti Lewis, oggi novantasettenne, anche lei negli home movies e nei finti red carpet per l’anteprima in casa a Los Angeles, in testa e in coda al filmato. Lewis, Curtis, Martin, Leigh si intervistano da sé, prendono in giro le star, portano smoking e pellicce sfilati con garbo alle major. «L’intuizione di papà sta nell’aver girato parodie di film di culto hollywoodiani» dice Chris. The Re- inforcer (’51) prende spunto da The Enforcer/ La città è salva con Humphrey Bogart procuratore distrettuale: Martin ha il ruolo del gangster Joe Lasagna, Curtis quello del delinquente Baffo. Fairfax Avenue (’51) è la rilettura yiddish di Viale del tramonto – «Papà l’ha sempre considerato il suo Sunset Boulevard ebraico» – e Come back little Shiksa (’53) somiglia a Torna, piccola Sheba senza Burt Lancaster. Qui Janet Leigh è la ninfomane che dà filo da torcere a Tony Curtis, mentre Martin tenta di stare alla larga dall’alcol. A detta di Lewis, «Dean è il più grande comico non dichiarato di Hollywood». Se solo i produttori di allora avessero visto quegli home movies così segreti.