la Repubblica, 11 novembre 2018
Libia, le richieste di Haftar bloccano la conferenza di pace
Khalifa Haftar, il generale libico che comanda sulla Cirenaica, si fa desiderare. «Come Nanni Moretti nel film: mi si nota di più se vengo o se non vengo?», scherza un diplomatico che conosce bene la Libia. A poche ore dalla conferenza di Palermo organizzata dal governo italiano, Haftar ancora non fa capire cosa vuol fare, se parteciperà al vertice al quale – nonostante le defezioni di molti capi di governo europei e mondiali – ci saranno comunque molti capi di Stato africani e soprattutto gli altri 3 leader istituzionali libici. Ieri il generale ha fatto uscire su un sito di informazioni di Bengasi un articolo in cui precisa di «non essere stato convinto dal capo dell’intelligence italiana a partecipare». Il generale Alberto Manenti, direttore dell’Aise, lo aveva incontrato nei giorni scorsi mentre era in visita a Mosca.
Secondo “The Address” il generale libico «è ancora della sua posizione e non parteciperà alla conferenza di Palermo». Il generale che fu compagno d’armi di Muhammar Gheddafi, da settimane era corteggiato dal governo Conte. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che ha viaggiato pochissimo in Medio Oriente in questi mesi, si è spostato a Bengasi per incontrarlo. Poi il generale è arrivato a Roma dove ha incontrato il premier Giuseppe Conte. Gli è stata promessa l’apertura di un consolato a Bengasi. E intanto è stato congelato l’ambasciatore d’Italia a Tripoli, proprio perché lui lo aveva chiesto. Privando fra l’altro la Farnesina di un vero esperto mentre si preparava la conferenza. Eppure Haftar per settimane ha ripetuto che lui non aveva interesse a Palermo a causa della mancanza di chiarezza sugli obiettivi. In verità da come le stesse Nazioni Unite hanno contribuito a costruire la riunione, Haftar non ha nessun interesse politico a Palermo: dalla conferenza verrà confermato il sostegno al governo Serraj a Tripoli soprattutto per rafforzare la sicurezza della capitale. Verranno lodate le riforme economiche di Serraj. Per lui ci sarà poco o niente.
Nel frattempo il suo “rivale”, il capo del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez Serraj, è volato invece a Istanbul per incontrare il presidente Erdogan e si prepara anche a incontrare il presidente francese a Parigi. Serraj sta manovrando per provare a sopravvivere anche nella prossima fase politica, quella che porterà prima a una “grande assemblea” di tutti i leader libici politici e tribali all’inizio del 2019 e poi alle elezioni.