Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  novembre 11 Domenica calendario

La Cina verso la conquista dell’Antartide. Iniziati i lavori per costruire un aeroporto

A Pechino si guarda con sempre maggiore interesse a quel che avviene tra i ghiacci delle regioni polari. Stanno iniziando in questi giorni i lavori per la costruzione del primo aeroporto della Cina in Antartide: una pista d’atterraggio lunga 1500 metri che offrirà alla Repubblica Popolare una nuova infrastruttura di sostegno logistico per le attività dei ricercatori cinesi al Polo Sud. 

«Come grande Paese impegnato nella ricerca scientifica in Antartide - scriveva il quotidiano cinese Keji Ribao - la costruzione di un nuovo aeroporto ha grande significato: unire le esigenze strategiche e di ricerca scientifica della Cina, oltre a permettere a Pechino di aver voce nella gestione dello spazio aereo antartico». Per il momento, l’aeroporto servirà il Xueying 601 - unico aereo polare cinese - entrato in servizio tre anni fa e che finora ha usato le piste antartiche di Russia e Gran Bretagna. «In futuro - prometteva però il giornale pubblicato dal Ministero della Scienza e della Tecnologia di Pechino - il nuovo aeroporto consentirà operazioni con velivoli più grandi e con flotte di più aerei».
La pista d’atterraggio
La pista d’atterraggio disterà appena 28 chilometri dalla stazione cinese di Zhongshan nelle Larsemann Hills, nell’Antartide orientale. È solo dagli Anni 80 che la Repubblica Popolare è presente tra i ghiacci del Polo Sud, ma da allora Pechino ha già aperto nella regione quattro basi di ricerca, compresa la Kunlun, non lontana dalla Dome A dove la temperatura può raggiungere i meno 90. 
Gli investimenti
Negli ultimi anni la Cina ha investito sempre più energie e denaro per rafforzare i suoi programmi di ricerca nelle regioni polari. Lo scorso febbraio, sono iniziati i lavori per la realizzazione della quinta base cinese in Antartide: sarà operativa nel 2022 e sorgerà a Ross Sea, non lontano dalla stazione americana di McMurdo. Intanto, un gruppo di ricercatori e ingegneri cinesi è appena partito per la 35esima missione di esplorazione di Pechino al Polo Sud. «Comprendere, proteggere e usare l’Antartide», diceva nel 2014 il presidente cinese Xi Jinping volato fino a Hobart, capitale della Tasmania: l’isola al sud dell’Australia considerata da Pechino una porta d’accesso al continente ghiacciato. Il governo del Polo Sud è regolato dal Trattato Antartico del 1959 che proibisce attività militari nella regione polare, però la ricerca scientifica condotta sul continente può favorire lo sviluppo di tecnologie dual-use, per esempio il sistema di navigazione satellitare cinese BeiDou. Si ritiene che l’Antartide sia ricco di minerali e idrocarburi, anche se un protocollo aggiuntivo al Trattato Antartico pone limiti allo sfruttamento delle risorse energetiche del Polo Sud. 
Sarà per sempre così? Secondo alcuni esperti, la volatilità dei prezzi delle materie prime potrebbe portare in futuro a rivedere questi accordi internazionali. La retorica cinese continua a sottolineare che Pechino vuole lo «sviluppo sostenibile» del continente, mentre le autorità cinesi hanno escluso «per ora» piani per attività estrattive. Nonostante i limiti imposti per proteggere l’ecosistema polare, la presenza di Pechino in Antartide ha già ricadute economiche: la calotta glaciale è una enorme riserva d’acqua dolce e nell’Oceano Antartico c’è abbondanza di pesci e crostacei. Tanto che proprio nei giorni scorsi Cina, Russia e Norvegia hanno bloccato la proposta di creare in Antartide una delle aree marine protette più grandi al mondo. 
Anche il turismo dalla Cina in Antartide sta vivendo un boom: nonostante i costi proibitivi, lo scorso anno sono stati oltre 5 mila i turisti cinesi che hanno visitato il continente ghiacciato, piazzandosi al secondo posto dietro gli Usa. Ma l’esplorazione delle regioni polari è anche parte della strategia di Xi Jinping di ridefinire il ruolo della Cina nell’ordine internazionale: essere riconosciuta come un attore di primo piano nella regione, per poi poter avanzare proposte concrete secondo i propri interessi. «La leadership di Pechino - sostiene Anne-Marie Brady, autrice di «China as a Polar Great Power» - vede nell’espansione della presenza polare della Cina un modo per dimostrare il suo crescente peso globale».