il Giornale, 10 novembre 2018
Francesco Facchinetti: «Sono sempre un amabile cazzaro
Si racconta Francesco Facchinetti: 38 anni, conduttore tv, cantante, dj, padre e figlio d’arte.Quanto è rimasto del Dj Francesco dei primi 2000 nell’uomo che è oggi?
«Sono esattamente com’ero a quei tempi. Quando avevo vent’anni ero un amabile cazzaro e lo sono ancora. Magari oggi, soprattutto grazie alla mia famiglia, mi sono un attimo tranquillizzato».
Qual è stata l’influenza di suo padre Roby su di lei?
«Potrei elencare mille cose che mio padre mi ha trasmesso come persona e come artista. Su tutte: se vuoi riuscire in qualcosa non usare mezze misure e non accettare compromessi». Sui social si è scagliato contro i violenti e contro i buonisti. Vuol spiegarci dunque cos’è il buonismo per lei?
«Il buonismo è la strada più semplice per risolvere le cose; il porgere l’altra guancia a una situazione spiacevole e il far finta di non vedere i problemi. Sono dell’idea invece che l’incazzatura per una data situazione sia l’anticamera della soluzione del problema».
Ha scritto anche di essere favorevole alla pena di morte per chi commette crimini atroci.
«Sì, ma in un tweet non si può andare in profondità su un argomento del genere. Io ho ricevuto un’educazione cattolica e conosco bene il valore della vita; mai vorrei essere preso per quello che dice che bisogna togliere la vita altrui. Quello che voglio dire a riguardo è che chi commette crimini di questo tipo debba ricevere una punizione esemplare (e non uscire di galera dopo qualche anno). Parlo da padre: se qualcuno dovesse fare del male alla mia famiglia, io credo, a ragion veduta, che non risponderei più delle mie azioni. Se uno entra in casa mia io mi difendo!».
Èi in linea con il lavoro contro l’immigrazione clandestina che sta portando avanti il ministro dell’interno?
«Premetto che io sono apartitico, cioè non mi rispecchio in nessuna formazione politica odierna. Considerando però quanti migranti abbiamo accolto, e quanti ne hanno accolti altri paesi, è evidente che le cose vadano cambiate e che l’Europa debba venire in nostro soccorso per consentirci di fare una buona accoglienza (e integrazione)».
Ci racconta un episodio OFF della sua carriera?
«Ero giovanissimo e lavoravo all’Hollywood di Milano. Facevo il PR di lusso e dato che sapevo l’inglese mi occupavo di accompagnare le guest star internazionali al locale. Un giorno mi affiancarono a Jim Carrey, il quale all’epoca era al top della fama. Al nostro incontro, la prima cosa che mi disse fu che non gli piaceva com’ero vestito. Mi diede dunque i suoi vestiti per cambiarmi e passammo la serata insieme. Dopodiché, siccome gli stavo simpatico, mi comunicò che mi avrebbe portato con lui nel suo tour di alcune città europee. Io ovviamente non potei rifiutare e salii sul suo jet privato. Fu un esperienza pazzesca che mi insegnò che anche se sei la più grande star di Hollywood devi avere balance (equilibrio), devi essere te stesso e non irrigidirti nei confronti del mondo. Se non hai equilibrio, nel mondo dello spettacolo sei finito ancor prima di aver cominciato».