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 2018  novembre 10 Sabato calendario

In manette la banda della Pantera rosa, rubò i gioielli del Maharaja d’India

The Pink Panther e il furto dei gioielli dei Maharaja. Potrebbe essere il titolo di un episodio della serie con Peter Sellers, ambientato a Venezia. Il finale è stato scritto giovedì, con cinque arresti tra Zagabria, l’Istria e il valico di Tovarnik, al confine tra Croazia e Serbia. Il capo della banda ritenuta responsabile del furto di gioielli a Palazzo Ducale, lo scorso gennaio, è il sessantenne croato Vinko Tomic. È un membro della banda dei Pink Panther, ex militari dei Paesi balcanici che hanno legato il loro nome a colpi spettacolari messi a segno in tutto il mondo, da Dubai alla Svizzera, passando per Saint Tropez.
Tomic, ritenuto tra i più esperti del gruppo, era ricercato dalle polizia di mezza Europa. Scotland Yard lo conosceva con il nome di Vinko Tomic, ma anche di Vinko Osmakcic, o ancora di Juro Markelic. Londra non ha dubbi: è lui il responsabile del furto di alcuni anelli, valore 3 milioni di euro, messo a segno nel luglio del 2017 durante una manifestazione alla casa di riposo Royal Hospital nel quartiere di Chelsea. C’è la firma di Tomic, per la polizia svizzera, anche dietro al furto di quattro diamanti nella primavera del 2011 al salone della gioielleria” Baselworld”, a Basilea. Il sessantenne è inoltre sospettato di una serie di altri furti, in giro per il mondo.
Dieci mesi fa, il re dei ladri di gioielli sceglie Venezia. Ma questa volta sono la polizia e la procura lagunare a scrivere il finale. Prima scena, tre gennaio, 10 del mattino. Piazza San Marco, Palazzo Ducale, Sala dello Scrutinio. Cappello e sciarpa, due uomini tra le teche scintillanti. Nell’ex Palazzo dei Dogi è l’ultimo giorno della mostra sui «Tesori del Moghol e dei Maharaja», collezione di Hamad Bin Abdullah Al Thani, famiglia reale del Qatar. Gemme e ai gioielli indiani da favola. La telecamera del circuito di sorveglianza riprende i due: si guardano intorno. Mentre un complice gli copre le spalle, Tomic si avvicina a una teca. La alza senza fatica, ci fa scivolare dentro il braccio sinistro, si aiuta con il destro. Gli bastano venti secondi per mettere i gioielli in tasca: un paio di orecchini di platino con diamante e una spilla con rubino. Valore per le assicurazioni: oltre 7 milioni di euro.
È setacciando le immagini del circuito di video-sorveglianza che gli investigatori, dando una sterzata alla trama, scoprono che c’erano già stati due volte a Palazzo Ducale, il 30 dicembre e il 2 gennaio. Due interventi per allentare la teca, prepararla per il colpo. Nessun basista. Polizia e procura di Venezia, con il sostegno dello Sco di Roma, iniziano a lavorare per mettere la firma sul finale della storia, la scena si sposta nei Balcani.
Mesi di indagini, confronti e incroci di foto, dati, numeri di cellulare, i telefonini agganciati alle celle, le targhe e i documenti. In una foto pubblicata su Facebook gli investigatori riconoscono anche l’anello indossato da Tomic durante il furto di Venezia. Sanno dove sono, scattano i mandati di cattura europeo, arrivano gli arresti. In manette, oltre al capo, anche i tre croati Želimir Grbavec, Zvonko Grgic e Vladimir Burkin e il serbo Dragan Mladenovic, ex paramilitari. Un sesto membro della banda è ricercato in Serbia. I gioielli? Già venduti. I sei potrebbero essere gli autori di altri colpi messi a segno in Europa negli ultimi mesi. Servirà trovare la firma della pantera rosa.