Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  novembre 10 Sabato calendario

Pétain, la pelle e l’anima

Piazzale Loreto non l’abbiamo avuto soltanto noi, il piazzale Loreto francese si chiama maresciallo Philippe Pétain, morto in carcere a 95 anni ormai cieco. L’ultima richiesta al governo fu di essere seppellito nell’ossario di Verdun, dove aveva guadagnato la sua più grande vittoria. Richiesta respinta. A Verdun il maresciallo Pétain, allora generale, aveva vinto la Prima guerra mondiale, sconfitti e ricacciati indietro i tedeschi, e aveva comandato i soldati sapendo che erano uomini e non carne da barattare per la gloria, come invece fu per quasi tutti i generali di quell’immenso mattatoio. Nella Grande Guerra è stato un grande soldato, ha osato dire il presidente Emmanuel Macron, e i puri di Francia si sono sollevati nello scandalo, a cominciare da Jan-Luc Mélenchon, capo della sinistra più estrema. Pétain, infatti, fu il plenipotenziario del governo di Vichy, issato nel ruolo nel 1940 da un voto quasi unanime del Parlamento perché non c’era nel Paese, stavolta tracollato sotto l’offensiva tedesca, uno che più di lui, per prestigio e autorevolezza, fosse in grado di trattare con Hitler ed evitare il disastro. Da lì in poi la Francia è scesa nell’abisso del servaggio e della Shoah. Alla fine della guerra, il maresciallo fu condannato per tradimento e collaborazione col nemico e lui, che già una volta le aveva salvato la pelle, ora salvò l’anima alla Francia, questa straordinaria, eterna e raffinatissima produttrice di testi antisemiti, questa volenterosa collaboratrice a cui non sembrò vero – come non sembrò vero a noi – di averne uno che lavasse le colpe della moltitudine, e che continua a lavarle oggi.