Libero, 9 novembre 2018
Particolari sul reddito di cittadinanza
Per ora il piano per il reddito di cittadinanza è poco più che una presentazione illustrata dal ministro del Lavoro LuigiDiMaio ai presidenti delle Regioni. Il cuore del provvedimento è rappresentato da un motore tecnologico avanzatissimo, concepito dal consulente italo americano che ha stilato il progetto, Mimmo Parisi. Si tratta di una super banca dati, consultabile dai disoccupati addirittura sul proprio smartphone. Un database gigantesco capace, soprattutto, di relazionarsi con tutte le altre banche coinvolte nell’operazione. Intanto la banca dati dell’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive che contiene – o dovrebbe contenere – l’anagrafica dei disoccupati che hanno dichiaratol’immediata disponibilità al lavoro. Poi l’Anagrafe tributaria dell’Agenzia delle Entrate, con i redditi dichiarati e la situazione patrimoniale di ciascun contribuente. E naturalmente la banca dati dell’Inps su cui risiedono i nominativi dei percettori di Cassa integrazione o Naspi e dei beneficiari del Reddito d’inclusione. Senza dimenticare gli elenchi gestiti dal ministero dell’Istruzione sui percorsi scolastici e universitari degli studenti per verificarne il possesso del titolo di studio. Ma non basta. A questo punto entrano in gioco le basi di dati dei soggetti più direttamente coinvolti nel Reddito di cittadinanza. Le banche dati delle Regioni, cui fanno capo sul territorio i Centri pubblici per l’impiego e pure quelle delle maggiori Agenzie private per il lavoro all’interno delle quali ci sono le informazioni più importanti per realizzare il maching, l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Ma c’è un piccolo dettaglio da considerare. Non è detto che i legittimi proprietari delle informazioni residenti sulle diverse banche dati siano così facilmente disposti a condividerle con il sistemone necessario a far decollare il sussidio dei 5 Stelle. Anzi, è vero l’esatto contrario. Ciascun soggetto è gelosissimo dei dati che possiede e non ama metterli in comune con altri. L’Inps, ad esempio, non ha mai reso trasparenti all’esterno gli elenchi dei beneficiari di cassa integrazione e mobilità. Ancora più restie le agenzie private. Ogni nominativo «profilato» ha un costo e rappresenta di per sé un capitale. L’oggetto principale del business che esercitano. Sul loro «no» naufragò la Borsa Lavoro prevista dalla Legge Biagi.
Le premesse sono queste. Sarà assai difficile, se non impossibile, che in sei mesi scarsi decolli il titanico sistema informativo del reddito di cittadinanza.