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 2018  novembre 09 Venerdì calendario

Lo Stato spende un miliardo in affitti e ha case per 283 miliardi

Spendere quasi un miliardo l’anno per stare in affitto (810 milioni), pur avendo un patrimonio immenso (283 miliardi di euro di valore stimato), e disdegnando di utilizzare i palazzi di proprietà pur sapendo che ci sono centinaia di uffici e palazzi pubblici sfitti per un valore complessivo di circa 12 miliardi (dodici miliardi). Propriomentre tra PalazzoChigi,Montecitorio e Palazzo Madama si tira la coperta (corta) della legge di Bilancio, risaltano fuori i numeri delmalgestito patrimonioimmobiliare pubblico. Il paradosso saltato fuori dai dati forniti in audizione parlamentare dell’appena nominato direttore del Demanio statale, Riccardo Carpino, arrivato solo a settembre a gestire uno dei più complessi “tesoretti” d’Italia. Davanti ai deputati della commissione Finanze, Carpino ha tirato le somme: solo in affitti nell’ultimo anno lo Stato ha speso 810 milioni di euro, ma con una razionalizzazione se ne possono risparmiare – da oggi fino al 2025 – almeno 254, quasi un terzo. La filosofia è semplice: lo Stato paga molto di «locazioni passive e questi importi possono essere solo migliorati e ridotti nel momento in cui si riescono ad utilizzare gli uffici che lo Stato ha», aveva messo le mani avantil’alto dirigente pubblico parlando ai sindaci dell’Anci.Carpinoè unesperto nei rapporti tra Stato ed enti locali. Esperienza che gli servirà parecchio visto che solo il 70% delle amministrazioni pubbliche hanno risposto all’ultimo censimento del Mef sul patrimonio immobiliare pubblico. Non a caso fin dal suo insediamento ha insistito sui tasti della razionalizzazione e valorizzazione spiegando che nel 2025, quando si concluderanno anche alcune delle operazioni più complesse, «si conseguiranno altri 62milioni di risparmi, per un totale di 131 milioni di euro, a partire dal 2018». Il problema non è solo gestire razionalmente il patrimonio pubblico (il progetto dei federal building sta andando avanti e sono stati individuati già 39 poli amministrativi integrati), ma va anche messo a norma e in sicurezza quello che c’è. Nei prossimi 10 anni verranno stanziati circa 1,1 miliardi per la riqualificazione, di cui ben 950 milioni per interventi di «riqualificazione sismica». «Entro il 15 dicembre di quest’anno», garantisce il direttore, «saranno 721 gli immobili nella zona a rischio sismico 1 e 2 oggetto di gara (22 procedure che coinvolgeranno 15 regioni)», e nel 2019 partiranno altri progetti nelle «regioni in zona sismica 3». Gare che – assicura l’ex prefetto – avranno «tempi abbreviati rispetto al passato» proprio per evitare «l’immobilizzazione di risorse». 

■ Sono scesi in piazza inmigliaia,ieri a Roma, per manifestare tutta la loro rabbia verso quella che considerano una sentenza ingiusta. Si tratta delle famiglie riunite nel Comitato 18135, che prendeil nome dal numero della sentenza della Cassazione, del 2015, che stabilisce che le case acquistate in regime di edilizia agevolata non potevanoessere rivendutea prezzi diliberomercato. Una sentenza applicata retroattivamente per cui chi ha venduto prima del 2015 si trova a dovere risarcire il compratore e, in certi casi, a sborsarefinoa 300mila euro perchécosì ha deciso la legge. Il caso riguarda ormai un milione di immobili distribuiti su tuttoil territorio nazionale. «Ci sono famiglie ridotte sul lastrico», denuncianoimembri delComitatofuori daMontecitorio con gli striscioni “Salvate le nostre famiglie dal disastro”. In sostanza, chi ha vendutoa prezzo di mercato deve ridare indietro la differenza e si rischiano rimborsi fino a 20 miliardi