La Stampa, 9 novembre 2018
Mickey Mouse, un successo planetario nato dal fallimento del coniglio Oswald
«Don’t be alarmed. Everything Ok». I tre telegrammi mandati da Walt Disney al fratello Roy si chiudono tutti con questa frase: «Non allarmarti, va tutto bene». Siamo nel marzo del 1928, Walt ha 27 anni ed è alla vigilia del più grande smacco (e della più grande fortuna) della carriera.
Disney, in realtà, è preoccupatissimo. I telex li spedisce da New York, dopo un paio di burrascose settimane nell’ufficio di Charles Mintz, rampante quarantenne che ha fatto carriera grazie al matrimonio con Margareth Winkler, una giovane ungherese arrivata a Hollywood come segretaria dei fratelli Warner e cresciuta fino a diventare proprietaria degli studi Universal.
Walt, incredulo e ingenuamente ottimista, sta perdendo il personaggio che avrebbe dovuto realizzare i suoi sogni di grandezza: un esserino nero con i calzoni corti e le orecchie grandi, protagonista di storie surreali con altri animali capaci di muoversi come gli uomini. Solo che quel personaggio non era un topo di nome Mickey, ma un coniglio: «Oswald, il coniglio».
Felix il gatto
Se questa storia fosse un film, a questo punto scatterebbe il flashback: un salto a cinque anni prima, quando il mondo dell’animazione era esplosivo come un vulcano: i cartoons si proiettano nei cinema prima dei film ancora muti, hanno un pubblico adulto, affascinato da quelle immagini in cui tutto sembra possibile.
Nel 1923 arriva la prima scossa: Pat Sullivan lancia le storie di Felix, un gatto nero che sorride e fa le smorfie. Disney, giovanissimo, dirige le Alice Comedies, una serie di cortometraggi dove il cinema dal vero si fonde con i disegni: Virginia Davis, una bimba bionda e piena di ricci, vive storie surreali nel mondo dei cartoni animati. Winkler è entusiasta di quelle strane storie, tanto da mettere sotto contratto Walt, appena arrivato a Los Angeles.
Dal Kansas a L.A.
Il successo di Felix, però, porta i produttori a volere altri funny animals con le braccia e le gambe «da uomo». Disney e Ub Iwerks, il disegnatore conosciuto a Kansas City che lo aveva seguito in California, resistono alla tentazione di mandare sullo schermo un surrogato del gatto. Poi, dopo le insistenze della coppia Winkler-Mintz, i due cedono e si inventano Oswald: il 4 luglio 1927 il coniglio debutta in T
rolley Troubles, un film di 5 minuti e mezzo dove guida un tram tra mille peripezie. Da quel momento, Disney e Iwerks realizzano un «corto» ogni quindici giorni: lo studio si ingrandisce, i sogni di Walt sono a un passo dal realizzarsi.
Il successo e la delusione
Pochi mesi e Felix è soppiantato. I film del coniglio piacciono perché sono veloci e assurdi: dopo il tram del debutto compaiono aerei, barche e automobili, ci sono azione e romanticismo, i personaggi di contorno vivono situazioni che oggi sarebbero contestate dagli animalisti ma che fanno ridere gli spettatori come le comiche di Buster Keaton programmate subito dopo. Oswald è un attore che cambia parte da episodio a episodio: pilota, mercante, tenero innamorato di una coniglietta insidiata da un gatto.
Dopo un anno arriva il momento di rinnovare il contratto con la Universal. E qui torniamo all’inizio di questa storia: Mintz, ormai sovrano indiscusso degli studios, mostra a Walt l’accordo firmato qualche mese prima in cui si dice chiaramente che il copyright sul personaggio non è degli autori, ma della compagnia. Intanto offre agli animatori appena assunti da Disney un contratto più vantaggioso per lavorare sulle nuove storie di Oswald, affidate a George Winkler, il fratello di Margareth. Accettano quasi tutti: con Walt restano soltanto Iwerks e il gruppo di fedelissimi che lo seguiva fin dai tempi del Kansas.
«Allungagli il naso»
Poteva essere la fine, invece è qui che nasce la leggenda. «Mai creare qualcosa di cui non si possiedono i diritti», dice Walt tornato in California. Mai rassegnarsi, risponde Iwerks, pronto a creare un nuovo personaggio. «Disegna un corpo a forma di pera e mettici sopra una palla - racconterà molti anni più tardi -. Aggiungi delle orecchie lunghe e sarà un coniglio, fagli le orecchie corte e sarà un gatto, allungagli il naso e diventerà un topo».
Mickey Mouse nasce così, per caso, con un vago sapore di déjà vu: le sue prime storie sono surreali e rapidissime, in un continuo movimento di barche, auto, aerei e treni. In Steamboat Willie, il «corto» d’esordio, Mickey suona i denti di una mucca come fossero i tasti di uno xilofono. Come Oswald, il Topo cambia ruolo a ogni recita: sarà via via pianista, pompiere, esploratore, menestrello, direttore d’orchestra. Anche lui dovrà difendere la fidanzata dalla corte del gatto Gambadilegno.
Il ritorno
Oswald sopravviverà fino al ’43, ma finirà presto dimenticato. Topolino, invece, è diventato Topolino: un po’ perché il genio visionario di Walt comprese prima degli altri il potere del sonoro e del colore, un po’ perché nell’arte il talento pesa più dei cognati. La Disney ricomprerà i diritti del coniglio nel 2006, affiancandolo a Mickey in un paio di videogiochi. Da qualche anno Oswald appare anche tra i personaggi di Disneyland: omaggio doveroso (e amaro) a un fratello maggiore che si è perso per strada.