ItaliaOggi, 9 novembre 2018
Una mostra su Lotto a Macerata risarcisce un gigante dell’arte
Le Marche hanno avuto il più grande pittore italiano (qualcuno dice, mondiale). Raffaello era nato a Urbino. Ma nelle Marche ci rimase poco. Svolse la sua attività in Umbria, a Firenze e soprattutto a Roma, dove prematuramente si spense. Il vero pittore marchigiano fu Lorenzo Lotto. Anche se era nato a Venezia, nelle Marche trascorse non pochi anni. E le Marche scelse come il luogo dove concludere la sua vita, fattosi oblato della Basilica di Loreto. Era sempre stato profondamente religioso e non mancò di entusiasmarsi per le riforme evangeliche del Cinquecento, anche per quella di Lutero. Spesso le Marche lo ricordano con convegni e mostre. Come è accaduto a Macerata, dove s’è aperta una rievocazione del Lotto marchigiano, esponendo opere ch’egli aveva fatto per la regione e che oggi sono altrove: «Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche» (al Palazzo Buonaccorsi, sino al 10 febbraio; ore 10-18, lun. chiusa). Sono esposte 20 sue opere, alcune davvero pregevoli, giunte da famose Gallerie mondiali: come il Cristo sul monte Tabor da S. Pietroburgo, l’Assunzione da Londra, la Deposizione da Parigi.C’è anche un «giallo»: nel 1911 fu rubato a Osimo una sua famosa Madonna, mai più ritrovata. I visitatori possono almeno ammirarne la cornice, oltre a una riproduzione a colori. Su un altro quadro è scoppiata una polemica. Si tratta di un San Gerolamo, giunto da Bassano del Grappa. È sicuramente del Lotto, secondo gli organizzatori della mostra. Neanche per sogno, afferma Vittorio Sgarbi, è una crosta. Venti opere non sono molte, soprattutto per un pittore così prolifico, del quale ne abbiamo 150 in giro per il mondo. Ma i visitatori sono incoraggiati, perché la mostra è stata lanciata come «a doppio binario». Nel senso che in alcune città delle Marche è possibile trovare altrettante opere del Lotto, che dalla regione non sono mai uscite: Ancona, Cingoli, Loreto, Monte San Giusto, Urbino; e, soprattutto, Recanati e la surrealistica Annunciazione con l’angelo spiritato e il gatto atterrito; e Jesi con la drammatica Pala di Santa Lucia.
Basta andarci, anche se v’è da temere che non molti lo faranno. E forse era meglio fare una mostra più estesa e rappresentativa. Ma anche chi vedrà solo i quadri esposti a Macerata non potrà che rimanere ammirato da opere di così alta fattura. Purtroppo Lotto non ebbe una fama diffusa, né in vita né dopo, e venne confinato tra i pittori «manieristi». E per tre secoli dimenticato. Mentre fu un artista originale e spesso altissimo, che solo nel 1895 venne riscoperto da Bernard Berenson, prima dei nostri Pallucchini, Zampetti e Mascherpa: «La poesia del Lotto vive sottopelle in maniera ben più sostanziale di quella di Tiziano; con lui nasce la psicologia moderna» (Flavio Caroli).