ItaliaOggi, 9 novembre 2018
Alitalia si salva (forse) se la politica ne esce
La vicenda Alitalia è l’emblema di un Paese che vive nell’indecisione, nel pressappochismo, nella non volontà di mettere ordine nei conti pubblici. La vicenda ha le sue radici quando le aziende statali venivano allegramente munte dalla politica e dai sindacati. Poi il bubbone scoppiò nelle mani del governo Berlusconi e da allora è stata una fantasiosa e continua ricerca di una soluzione che, per cercare di mettere insieme capra e cavoli, non è ovviamente mai riuscita a concretizzarsi. Dopo i salvatori della Patria chiamati dal Cavaliere e più recentemente la meteora di una compagnia araba (Etihad), adesso dal cilindro del governo gialloverde escono le Ferrovie dello stato. È facile pronosticare che ancora una volta finirà per sventolare bandiera bianca e, come sempre, a pagare saranno i contribuenti.Non si tratta di disquisire sulla necessità o meno, ai giorni nostri, di disporre di una compagnia di bandiera ma di predisporre un piano industriale che metta fuori gioco la politica, punti sulla redditività, adegui l’organizzazione del lavoro alle reali esigenze, si metta sul mercato alla ricerca di indispensabili alleanze. Quando la politica vuole avere le mani in pasta su queste cose provoca danni che ricadono sulla finanza pubblica. La politica può dare indirizzi ma sono i manager, a cui va lasciata piena autonomia, a dovere operare.
Non può quindi che stupire che il ventilato accordo tra Alitalia e Ferrovie non nasca da un meditato piano industriale ma sia il risultato di un’alchimia politica. Che non tiene conto di alcuni ostacoli che cozzano contro l’urgenza di una soluzione poiché Alitalia avrà un deficit a fine anno di 450 milioni di euro. Proviamo a indovinare chi dovrà, in un modo o nell’altro, metterli sul tavolo? Tra l’altro scadranno anche i 900 milioni di prestito-ponte concessi dallo Stato. Quindi l’urgenza è nei numeri mentre la soluzione ipotizzata si scontrerà con l’Antitrust nazionale ed europeo poiché si verificherebbe una posizione dominante nei trasporti. Non solo. Le direttive europee impongono che la rete, cioè i binari, siano separati rispetto al servizio di trasporto e infatti Fsi è separata da Trenitalia. Nel caso di matrimonio tra Ferrovie e Alitalia gli interessi di chi gestisce la rete potrebbero non coincidere più con quelli di chi dà (in concorrenza con Italo) il servizio di trasporto.
Alitalia si salva non con gli artifici ma con un passo indietro della politica (dopo avere indicato una forte e competente linea di comando).