Il cuore della stagione va dal 6 ottobre al 25 novembre, mentre è in corso la Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba, ma si continua fino a gennaio. Nel 2018 sono caduti in media 70 centrimetri d’acqua in Langhe e Roero, e questo significa che è un anno buono per la raccolta. «L’autunno caldo sposterà in avanti il grosso della gettata», spiegherà poi Antonio Degiacomi, presidente del Centro Nazionale Studi del Tartufo.
I Costa, in media, raccolgono un chilo, un chilo e mezzo a settimana. Questa notte la ricerca dura circa tre ore. A guidarla sono davvero Lola e Dora, che corrono tra centinaia di alberi, seguendo ognuna la sua rotta. Quando Dora trova qualcosa, corre vicina ad Ezio per richiamare la sua attenzione. Poi torna sui suoi passi, e inizia a scavare. Il trifolao la raggiunge, pianta il bastone e subito la invita a fare piano: «Ferma ‘na minuta. Spetta». Illumina il buco con una torcia, e — molto lentamente — rimuove la terra, aiutandosi con una piccozza. Serve perizia: a seconda dei terreni, il tartufo bianco può avere una forma ricca di protuberanze, essere rotondo o piatto. Il fungo appena raccolto non va pulito, ma viene liberato dalla terra che lo ricopre: è quella più ricca di spore, che devono ritornare subito nel terreno. La buca viene immediatamente ricoperta: questo non serve solo a nascondere i punti migliori, ma ad assicurarsi un raccolto anche l’anno successivo. Parlando con Ezio e Filippo viene meno il mito di una presunta segretezza: passano due o tre volte al giorno nei loro boschi, perché «il profumo esce all’improvviso, e se non lo prendo io tra due ore arriverà un altro cercatore...».
Il tartufo raccolto finisce sui tavoli della locanda-ristorante Tra Arte& Querce. In cucina c’è Clelia, la moglie di Ezio. È a lei che consegnamo 452 grammi di tartufo bianco d’Alba. Verranno “lamellati” sui piatti, o venduti ai clienti. «Vanno mangiati entro una settimana dalla raccolta» dice Ezio. È bello tenere in mano un fungo da un etto o più e sentirne il profumo, ma le piccole pepite da 20 grammi sono più comode. Quest’anno costano 50 euro o poco più, grazie alle piogge abbondanti e alla maggior disponibilità rispetto al 2017 (anche se stime non vengono diffuse), e a fine cena finiscono nelle giacche di chi si vuol portare a casa un pregiato pezzo di Langa.