Mogol guarda complice il sovrintendente che rivela di aver spostato al prossimo anno La Cenerentola di Rossini per far spazio alla Capinera: «L’abbiamo fortemente voluta con l’idea di farne una produzione mondiale», spiega Roberto Grossi. «Perché mentre la lirica stenta a trovare nuove strade e i teatri si limitano a ripetere il repertorio ottocentesco, quest’opera dalla musica eccezionale ha le giuste potenzialità per riportare i giovani a teatro». L’allestimento prodotto dal Bellini costerà circa un milione di euro e l’opera verrà diretta dal maestro Leonardo Catalanotto.
La musica effettivamente sorprende. Gianni Bella, che l’ha scritta più o meno 5 anni fa terminando il lavoro proprio la sera prima di essere colpito dall’ictus che ne ha ridotto le capacità di parola, rivela in quest’opera abilità di scrittura notevoli, nulla di più lontano dal pop dell’autore di Non si può morire dentro e dei grandi successi scritti per Celentano insieme a Mogol, come L’emozione non ha voce. L’orchestrazione di Geoff Westley esalta i colori, l’incontro tra tradizione e modernità che caratterizza la Capinera trova il suo punto di fusione proprio nelle liriche di Mogol, fortemente caratterizzate dal linguaggio comune, estremamente sintetiche eppure con la capacità di rappresentare i personaggi nella loro evoluzione: «Avete letto con attenzione il testo del Trovatore di Verdi? Davvero inascoltabile. Mi sono accorto che nelle mie prime canzoni anch’io ero aulico, poi col passare del tempo sono diventato sempre più semplice, sintetico, vado sempre più dentro al linguaggio quotidiano».
Mogol confessa di non aver mai letto il romanzo di Verga e di non averlo fatto neanche lavorando a quest’opera insieme al librettista Giuseppe Fulcheri, che con Bella ha dato il primo impulso alle composizioni: «So bene che parliamo del romanzo italiano più famoso dopo I promessi sposi, ma l’ho fatto volutamente, per essere libero d’interpretare a modo mio la storia e i sentimenti dei personaggi».
Mogol ha così cambiato a suo piacimento la storia, inserendo luoghi di Catania che il romanzo non cita, seguendo l’idea di Gianni Bella di trasformare in un personaggio il batterio del colera, vero motore della storia.
I personaggi di Maria, la novizia che nel romanzo ritrova la vita e l’amore (infelice) all’esterno del convento, l’innamorato Nino e la sua promessa sposa Giuditta rivelano sfumature di carattere inedite rispetto all’intreccio di Verga ma soprattutto sono le romanze a inserire raggi di luce potente nella storia e a farle prendere letteralmente il volo: L’inno delle allodole, Il mio animo è il mare, Le mimose sono brani che hanno sintetizzato non solo la grande tradizione del melodramma ma anche 80 anni di storia della canzone popolare.
Queste romanze non sarebbero fuori posto persino su un palco pop come Sanremo. Mogol poi dimostra grande coraggio nell’uso del linguaggio. Inventa neologismi: in Esci che ti aspetta la tua vita fa dire a Maria "sembra un miracolo averti qui con me e sentire l’amore che ruscella nel cuore": «Non c’era altro termine per rendere il senso in modo altrettanto efficace», spiega Mogol. Se gli si fa notare che anche il rap oggi inventa termini, entrando addirittura nella Treccani, lui ironizza: «Il rap è come una barzelletta, dopo che l’hai sentita una volta non puoi continuare ad ascoltarla». E se la canzone ha il passo più lungo, lui trova l’immagine per definire un’opera: «Una canzone ti emoziona, un’opera come la Capinera ti investe». Mogol rivela di essere già pronto per la prossima: «Ci fosse qualcuno pronto per le musiche, mi piacerebbe scrivere le liriche per raccontare la storia dell’amore tra Chiara e Francesco». Chiunque voglia proporsi, faccia in fretta: lui ha scritto Capinera in sei ore.