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 2018  novembre 02 Venerdì calendario

Dai cimiteri virtuali ai necrologi cibernetici

«Eran Alfonta, amministratore delegato di Willook e ideatore di If I Die, applicazione che offre la possibilità di preparare videomessaggi e testi scritti di commiato, i quali verranno pubblicati su Facebook una volta deceduti, sostiene che siamo su Facebook prima di nascere, nelle immagini e nelle ecografie prenatali condivise dai nostri genitori. Poi, nasciamo su Facebook, cresciamo su Facebook, ci sposiamo e divorziamo su Facebook. Il tutto testimoniato quotidianamente con messaggi, fotografie e video. Non c’è, pertanto, niente di strano nel morire anche su Facebook». If I Die è solo una delle numerose applicazioni sorte intorno alla morte digitale e citate da Davide Sisto nel volume La morte si fa social.
Alla morte, la tecnologia ha dedicato grande attenzione: dai cimiteri virtuali ai necrologi cibernetici, passando per veglie sul web, riti celebrati da preti robot e codici qr sulle lapidi (i primi sperimentati a Philadelphia e Seattle, ma ci sono esempi anche nel trevigiano, in Lombardia e in Germania, dove è pratica diffusa). In Giappone si può prenotare da tablet la visita alla camera ardente e ci sono Buddha illuminati al led. Ogni statuetta rappresenta un defunto. Come spiega Sisto nel suo libro, è sufficiente una semplice ricerca sul web per imbattersi in iniziative che passano dal concetto di Thanatechnology, ovvero «ogni tentativo con cui si cerca di dare un senso alla perdita e al lutto, attraverso modalità di partecipazione e condivisione utili per ripensare il legame con la morte, la memoria e l’immortalità».
Oggi il concetto di immortalità digitale, già anticipato da cinema e tv, è concreto. È sufficiente installare un software con accesso al computer per ricreare il profilo del caro defunto attraverso l’elaborazione di messaggi, foto, audio, che il software riprodurrà, comunicando tramite chatbot. La ricerca dell’immortalità con sistemi operativi può anche non iniziare a posteriori, lavorando sulla conservazione. È il caso di Eterni.me, enorme «database di informazioni personali», ma anche di Augmented Eternity, applicazione sviluppata da Hossein Rahnama, ricercatore a Toronto, che ha l’obiettivo di realizzare copie digitali degli umani attraverso avatar basati sui dati messi in rete, per raggiungere una sorta di immortalità digitale.
Non è fantascienza, la morte è connessa e presente, spiega Sisto: «Esistono decine di siti dedicati al lutto. Una cosa che trovo interessante, poi, è la morbosità per ologrammi e avatar digitali in 3D». Esistono siti come The Tweet Hereafter, che raccoglie l’ultimo tweet con data e ora prima di morire e data e ora del decesso, oppure come MyDeathSpace, dove si commemorano i defunti. A tutto ciò si aggiungono le morti in diretta, o comunque connesse al digitale, peraltro evidenziate da alcuni fatti di cronaca, che spingono a riflettere su morte e tecnologia: «Non esiste contrapposizione radicale tra online e offline», considera Sisto nel finale del libro, aprendo a scenari che riguardano anche etica e privacy.