Il Sole 24 Ore, 2 novembre 2018
Panorama comprato da Belpietro
La sera di Halloween ha portato un dolcetto nel palazzo-monumento della Mondadori a Segrate, flagellata dal maltempo che ha abbattuto numerosi alberi nel parco disegnato da Oscar Niemeyer. A bussare alla porta, ma senza scherzetti, è stato Maurizio Belpietro: l’editore de La Verità, giornalista ed opinionista tv, ha comprato il settimanale Panorama. Per il mondo dell’editoria, un evento epocale: la rivista fondata da Arnoldo Mondadori in persona nel 1962 è stato per decenni il newsmagazine più venduto d’Italia e di punta della casa editrice. Negli anni ’80 Panorama in edicola si spartiva con l’Espresso le due anime (progressista e conservatrice) dell’Italia che ancora comprava giornali. All’apice del successo, nei primi anni Duemila, Panorama da sola fatturava 120 milioni di euro e ne guadagnava 25, come una Pmi. Ieri al passaggio sotto le nuove insegne de La Verità, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, il bollettino segnava ricavi attorno ai 10 milioni, un decimo di 18 anni fa, e perdite per 3 milioni.
Di qui la decisione, sofferta ma inevitabile, della Mondadori di cedere la gloriosa testata (alternativa era la chiusura): il passaggio è anche emblematico del nuovo corso pianificato da Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e della casa editrice. Il mega-matrimonio nei libri con la Rcs è stato il primo tassello di una strategia che sta progettando la fisionomia della Mondadori dei prossimi dieci anni: sempre meno riviste e sempre più libri.
Oggi libri e riviste sono di fatto paritari nel bilancio: degli 1,2 miliardi di ricavi (nel 2017) metà, 520 milioni, arrivano dalla gamba libri; e metà (580 milioni) dalla gamba periodici. Ma molto diversa è la redditività: i libri generano oltre 70 milioni di Mol; mensili e settimanali non arrivano alla metà. Ecco che dopo Panorama, a Segrate si libereranno a breve anche di un altro pezzo pesante dei magazine, tutta la divisione Mondadori France. Da due anni il dossier è sul tavolo dell’amministratore delegato di Ernesto Mauri, ex numero uno proprio della Francia ma richiamato a Segrate da Marina per risanare la Mondadori nel bel mezzo della crisi dell’editoria. Inizialmente l’idea era un matrimonio a tre con Marie Claire e Lagardere, ma poi il piano è sfumato perché quest’ultimo ha ceduto le sue riviste a un editore della repubblica ceca. Ora c’è una trattativa avanzata con l’editore digitale ReWorld Media.
Entro la fine dell’anno, secondo rumor, Mondadori chiuderà un primo accordo con l’acquirente francese; poi partirà un tavolo sindacale e infine il tutto dovrà passare l’Antitrust francese. La chiusura dell’operazione è attesa nei primi mesi del 2019. Mondadori France, figlia di una stagione di grandeur internazionale dove tutti gli editori italiani facevano shopping all’estero (vedi Rcs con Recoletos). Da Segrate l’allora ad Maurizio Costa partì alla conquista di Emap France, divisione parigina dell’editore inglese Emap, che pubblica decine di mensili e riviste di settore: pagò circa 500 milioni. L’accordo con Re World Media dovrebbe attestarsi attorno a 70-80 milioni, il che dà l’idea della distruzione di valore subita dall’industria dei media negli ultimi anni.
Uscendo dal paese, Mondadori dirà addio a 300 milioni di fatturato, che scenderebbe pro-forma, prendendo i dati 2017, a circa 900 milioni. Ma la Francia fa solo 18 milioni di Mol e appena un paio di milioni di utile. Paradosso positivo, senza Parigi, Mondadori perderebbe il 25% del giro d’affari ma guadagnerebbe di più, in termini di marginalità.