Dalla trappola di Tucidide alle trappole per gli studenti?
«Al contrario: i ragazzi possono avere intuizioni che chi – come me – è da troppo tempo sul campo magari non considera. Non sai mai dove nasce una buona idea. Io ascolto gli amici e soprattutto i "nemici". Vado in Cina ogni due mesi. In Europa. Bisogna ascoltare molto per avere idee nuove».
La situazione è davvero così grave come nel compito dato ai ragazzi? Il rischio di un conflitto con la Cina è reale?
«La Storia dice di sì. Ed è perché conosciamo la Storia che dobbiamo lavorare per evitarlo. Scopo del libro non è predire il futuro ma prevenirlo. Certo: se Tucidide osservasse oggi Stati Uniti e Cina non avrebbe dubbi. "Quello che rese inevitabile la guerra", scriveva, "fu la crescita di Atene. E la paura che creò a Sparta". Eccola la Trappola. E oggi le due potenze seguono proprio le tappe da lui indicate».
Cina-Atene contro Usa-Sparta. E una terza incognita chiamata Corea del Nord.
«L’America, potere dominante, ha la percezione che la Cina, potere emergente, sia in guerra con lei. E qui scatta la seconda fase della trappola: basta una provocazione a scatenare la guerra. In scena, d’altronde, ci sono i migliori attori del momento. Donald Trump il dominatore. Xi Jinping il rampante. E Kim Jong-un il provocatore».
Mike Pence parla già di guerra fredda.
«Quel discorso segna una svolta nella strategia americana. Condanna l’operato dei predecessori. Bill Clinton, George Bush, Barack Obama avrebbero "frainteso" la Cina considerandola partner invece che rivale: l’integrazione l’avrebbe spinta verso economia di mercato e democrazia. Invece Trump, solleticato da Steve Bannon, è convinto che la Cina sfidi gli Usa da anni: ed è determinato a frenarla con ogni mezzo. Lettura non del tutto sbagliata: ma priva di strategia. La Cina non è l’Unione Sovietica di mezzo secolo fa».
È molto più ricca. E tecnologicamente sviluppata.
«È un pilastro dell’economia globale: l’Urss era un paese economicamente isolato. Difficile contenerne l’economia quando la Cina è il principale partner commerciale di alleati strategici degli Stati Uniti. E Giappone, Australia e Filippine oggi ripetono a Washington: non farci scegliere fra economia e sicurezza».
Parlando direttamente con Kim ora Trump ha sminuito il ruolo di Pechino ed elevato Pyongyang a superpotenza. Che direbbe Tucidide?
«Difficile predire Trump: che ha istinto ma non strategia né valori. Così rischia di scatenare l’ira cinese. Ma per gli Usa oggi la trappola è anche interna: l’America è una democrazia disfunzionale».
Le elezioni di midterm cambieranno qualcosa?
«George Santayana diceva: "Solo chi rifiuta di studiare la Storia è condannato a ripetere i suoi errori". Sì, la democrazia sembra malata un po’ ovunque. Ma sono ottimista: proprio perché conosco la Storia. L’America ha affrontato la guerra civile del 1860. E sfiorato l’abisso fascista negli anni Trenta. L’Europa ha vissuto epoche orribili. Ma nessuno ci obbliga a fare gli stessi errori. Questa volta le cose sembrano più incerte. Gli Stati Uniti d’America trasformati in Stati Uniti d’Amnesia: ogni giorno è un nuovo giorno. Ma il futuro si può scrivere con lo studio, le idee, le strategie giuste. E con il voto, naturalmente».
Stati Uniti d’Amnesia: come siamo arrivati fin qui?
«La cultura degli smartphone e dei social media, dove tutto è veloce, distoglie l’attenzione dal contesto. È come vivere in una tempesta costante. Pochi si fermano a pensare e a ricordare».
L’ultima mossa è il ritiro dal trattato sui missili nucleari a medio raggio. Gorbaciov, che nel 1987 lo firmò con Reagan, parla di nuova corsa alle armi. Una "trappola" anche questa?
«Io sarei rimasto nell’accordo: anche se la mossa non è poi grave come sembra – quella che porterebbe al collasso sarebbe la cancellazione dello Start. Ma per adesso la cosa da temere di più è l’attuale mancanza di comunicazioni efficaci. Trump parla con Putin ma non ha la rete diplomatica di alto livello della guerra fredda. È questa crisi della diplomazia che dobbiamo più temere».
Cina, Russia. E il Medio Oriente tra l’ascesa autoritaria di Erdogan in Turchia e l’involuzione democratica in Arabia Saudita col delitto Khashoggi. Altre trappole.
«La sfida fra Iran e Israele è l’esempio più efficace. Ma a cercarla la trappola di Tucidide ci sarebbe anche fra Uber e i tassisti. Tra Google e i giornali. Perfino in camera da letto».
Tutti "destinati alla guerra"?
«Io sono ottimista. La soluzione passa sempre da concessioni reciproche. E la storia mi conforta: in quattro casi su sedici analizzati non c’è stata guerra. Governare è un’arte: servono cultura e idee. E per questo è giusto che i giovani si abituino subito alle responsabilità. A proposito: vogliamo rivedere questo compito?».