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 2018  novembre 02 Venerdì calendario

Intervista a Hito Steyerl

Nella notte, sulla collina del Castello di Rivoli, c’è una pioggia fitta e ininterrotta da Blade Runner. Hito Steyerl ride e dice: «Cold Fish», Pesce Freddo, Sushi, il soprannome affibbiato al cacciatore di androidi immaginato da Philip Dick. Harrison Ford non è nei paraggi, ma poco importa: qui c’è la donna più influente dell’arte contemporanea e tanto basta. Con la sua giacca nera impermeabile, lo chignon alto e in equilibrio stabile nonostante le gocce, gli occhi orientali e la calma zen, Hito sembra pronta per il set di Ridley Scott. E, invece, la prima donna che figura al numero 1 della Power List mondiale dell’arte (la classifica è della rivista londinese Art Review) non va a caccia di replicanti, ma a stanare le contraddizioni che stiamo vivendo. La “rivoluzione mancata” del web, la schiavitù del digitale, il deficit di attenzione, la discutibile geopolitica dei super musei e l’assenza di etica nel mercato dell’arte. Lo fa con saggi essenziali e pieni di neologismi, come Duty Free Art (la raccolta già di culto, ora finalmente in uscita italiana da Johan & Levi) o installazioni che sono percorsi immersivi dove lasciarsi andare. È questo il caso di The City of Broken Windows, “La città delle finestre rotte”, in mostra a Rivoli fino al 30 giugno 2019, a cura della direttrice del Castello, Carolyn Christov-Bakargiev, e di Marianna Vecellio. Nella Manica Lunga del museo, due video ai capi estremi della sala raccontano della fallibilità dell’intelligenza artificiale e, per contrasto, della potenza riparatrice dell’arte, che può combattere il degrado. Come fa negli Stati Uniti il team di volontari guidato da Chris Toepfer, fondato per restituire bellezza con la pittura agli edifici suburbani in rovina.

Steyerl, nata a Monaco di Baviera nel 1966, ex bondage model in Giappone (il Paese di sua madre) ed ex assistente di Wim Wenders, ha ripreso il gruppo di “artivisti” con la sua telecamera. Al centro della mostra c’è la metafora della finestra rotta. «Se la finestra di una casa rimane spaccata, è il segno che presto si infrangeranno anche le altre. La mancanza di cura è assenza di valore», sostiene Hito, che ha scritto una lunga epigrafe lungo le pareti. Un vetro vero, in fondo allo spazio, l’ha infranto lei stessa con un colpo sicuro di martello. Ma non ama le azioni eclatanti e pubbliche.
«Marina Abramovic? Le sue prime performance mi piacevano. Le prime», risponde. Steyerl non aspira a diventare popstar e a fermare le folle. Quando ha posato per poche foto ufficiali, lo ha fatto chiudendo gli occhi. Incarna la disperazione degli uffici stampa: "intervista" è parola tabù, meglio una "conversazione" a tavola con il bicchiere pieno di rosso piemontese.
«Ormai se vedo il Salvator Mundi di Leonardo, non posso non pensare a Jamal Khashoggi», rompe il silenzio così, Hito. Il riferimento è al quadro più costoso del mondo: la persona che lo ha acquistato è il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, lo stesso sospettato di essere il mandante dell’omicidio del giornalista ucciso a Istanbul il 2 ottobre. Il dipinto doveva essere esposto al Louvre di Abu Dhabi, ma per ora è fermo.
L’arte è anche questione di geopolitica. «La ferocia di questi tempi, in fondo, non è lontana da quella del periodo vissuto da Leonardo. C’è una totale assenza di etica nelle archistar e negli artisti che imbellettano i regimi costruendo o decorando super musei in paesi dove non c’è libertà», spiega Steyerl senza giri di parole. Parla dei rapporti intercorsi tra la dittatura di Damasco e gli studi di Rem Koolhaas, Richard Rogers, Herzog & de Meuron: tuttiprogetti svaniti con la guerra siriana, ma da lei messi nero su bianco nel saggio Duty Free Art.
«Capisco che si possa provare interesse a creare spazi nuovi in territori nuovi. Ma ai regimi si può, si deve dire di no. Ho fatto queste riflessioni anche in pubblico, in Qatar, davanti alla famiglia reale. No, non mi ha minacciato nessuno. C’era una collezione di feti scolpiti da Damien Hirst, ma era tenuta coperta da veli. Viviamo in un mondo di contraddizioni. Con i nuovi poteri d’Oriente che hanno bisogno dell’arte occidentale come status symbol per affermarsi nel mondo».
Se deve usare un termine per definire il nuovo scenario politico mondiale, non esita a dire “fascismo”. «È la parola giusta. Lo scivolare lento verso l’abitudine alla violenza che cos’è, in fondo? E la democrazia diretta via web proposta dai nuovi movimenti non è vera democrazia, ma qualcosa di pericolosamente liquido. Per andare a votare bisogna vestirsi, uscire, compiere un atto pubblico. Non toccare lo schermo da casa in pigiama». In un saggio del 2009, In difesa dell’immagine povera, aveva salutato la libera circolazione di video e foto a bassa risoluzione come l’inizio di una nuova era di diffusione della cultura. Ora è un po’ meno ottimista. «Io sono sempre ottimista, ma come si fa a esserlo in questo caso, quando la promessa di libertà della Rete non è stata mantenuta? Ormai sappiamo che pochi sul web controllano tutti gli altri e che l’unico legame che formiamo online è un deficit di attenzione collettivo. Internet è stata una grande possibilità». Detesta il mercato dell’arte. «La verità è che puoi tenertene fuori, si incontrano tante persone interessanti lontano da quel contesto. E poi quello stesso mercato, in fondo, appare sempre più stanco».
La vera contraddizione, alla fine, è che un personaggio così fuori dalle convenzioni del mondo dell’arte contemporanea risulti al primo posto di una Power List. E qui Steyerl non vuole sentire ragioni, arrossisce quasi.
«Davvero non lo so», precisa.
«Non mi interessa, non c’entro niente. È qualcosa alla stregua del gossip per me.
Bisognerebbe chiedere a chi ha compilato la classifica. Io voglio restare libera. Questa storia non deve condizionare il mio lavoro. Forse questo sistema scricchiola e, come a Versailles nel 1789, le guardie hanno fatto entrare la realtà nella reggia.
Però non credo di essere davvero influente». Ma nel nuovo disordine mondiale l’arte che ruolo può avere?
«Non lo so. L’arte è qualcosa che ha effetti sul lungo termine. Serve a chi verrà per capire quello che stiamo vivendo adesso. Ora abbiamo bisogno di soluzioni pratiche, non delle mie teorie». Piove ancora, sul taxi da Rivoli a Torino Steyerl con la mente è già a casa a Berlino. Torna con un volo di primo mattino, saltando a pie’ pari il weekend di Artissima, la fiera e i vernissage: basta così.
Le porte dell’ascensore si chiudono. Il risponditore automatico del suo (vero) indirizzo email dice: this account is temporarily unavailable. Una Power List si conquista anche così.