Corriere della Sera, 2 novembre 2018
Rapita la nipote di Garcia Marquez
«Consideriamo il caso come un crimine comune». Così il generale Fernando Murillo, capo della direzione nazionale antisequestro della polizia colombiana, ha definito il rapimento di Melissa Martinez Garcia, 34 anni, pronipote dello scrittore premio Nobel Gabriel Garcia Marquez, scomparso nel 2014 a 87 anni. La donna era stata rapita il 23 agosto scorso da un gruppo di uomini armati che l’ha fermata mentre viaggiava in auto in una zona rurale di Santa Marta, nel Nord del Paese che si affaccia sul Mar dei Caraibi, dove gestiva una piantagione: adesso i sequestratori hanno chiesto 5 milioni di dollari (4,3 milioni di euro) in cambio del suo rilascio.
«Stiamo seguendo la vicenda con un gruppo speciale – ha aggiunto il generale Murillo —. Nei due unici contatti telefonici, i rapitori hanno confermato di volere cinque milioni di dollari di riscatto».
Agli occhi dei non colombiani di «comune» in questo sequestro sembra esserci ben poco. A cominciare dalla richiesta di riscatto così alta e dalla vittima, il cui nonno era Jaime García Márquez, fratello dell’autore di Cent’anni di solitudine. Ma nella Colombia che cerca con difficoltà di ristabilire la pace dopo la fine, nel 2016, delle ostilità con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) e dove i narcotrafficanti controllano di fatto molta parte delle zone rurali, i sequestri sono un problema diffuso: si stima che dagli Anni 70 siano state rapite almeno 33 mila persone. Alcune tenute in ostaggio per pochi giorni, altre per anni, altre mai tornate.
L’anno scorso i rapimenti sono stati circa 200, assai meno degli oltre 3.500 registrati nel 2000, ma ancora molti. Il declino è dovuto soprattutto allo scioglimento delle Farc: le milizie comuniste si sono a lungo mantenute con i riscatti. Anche questo spiega le parole di Murillo: il sequestro di Melissa Martinez Garcia sarebbe opera di criminali comuni. Non degli ex guerriglieri.
Nella storia della non così anonima sequestri colombiana l’altro attore di primo piano è stato il narcotraffico. Che operava però soprattutto per motivi «politici». A metà degli Anni 80 Pablo Escobar, noto per gli omicidi spietati ma anche per la generosità con i poveri che lo ha reso un mito nazionale, avviò una serie di rapimenti a nome dei cosiddetti «estradabili». Tra i suoi ostaggi ci furono giornalisti e la figlia di un ex presidente, catturati per convincere il governo a vietare l’estradizione negli Stati Uniti dei trafficanti di cocaina.
Gabriel Garcia Marquez ha raccontato la loro vicenda in un libro del 1996, Notizia di un sequestro, nato dopo l’incontro con una delle vittime di Escobar. Ricostruisce dieci sequestri: per farlo il grande scrittore aveva parlato con i superstiti e studiato tre anni. Poi aveva scritto come un romanzo le storie, i sentimenti e le paure di coloro che erano stati coinvolti. Oltre due decadi dopo, una sorte simile tocca a sua nipote.
È lecito pensare che, se fosse ancora in vita, Garcia Marquez saprebbe immaginare con terrificante precisione quello che la giovane nipote sta passando. La fine della sua storia, è ancora tutta da scrivere. La polizia purtroppo non sembra sapere da dove cominciare. «Offriamo fino a 100 milioni di pesos (circa 29 mila euro) per informazioni sui sequestratori – ha ammesso il generale Murillo —. È un caso piuttosto difficile».