Corriere della Sera, 2 novembre 2018
Sara Cox, ex suffragetta che arbitra il rugby
LONDRA «Il mio obiettivo è di spianare la strada affinché altre donne sappiano che il sentiero già esiste e qual è il tragitto da compiere».
Sara Cox, 28 anni, si riferiva alla sua disciplina, il rugby, e in particolare l’arbitraggio, ma le sue sono le parole di ogni pioniere. Domenica riscrive un angolo di storia diventando la prima donna a dirigere un incontro della Premiership Rugby Cup. L’appuntamento è alla Ricoh Arena di Coventry, la sfida è tra i Northampton Saints e i Wasps. Il fischietto, così come la prima e l’ultima parola, spetteranno a lei, una rivincita sull’infortunio che da giovanissima l’aveva costretta ad abbandonare il gioco spingendola verso nuove frontiere.
Se la partita del fine settimana segna un record, non è il primo per Sara Cox, il cui nome in Gran Bretagna è noto ormai quasi quanto quello delle suffragette. Già alle Olimpiadi di Rio de Janeiro era scesa in campo segnando la prima volta di una donna arbitro in una manifestazione di tale pregio, ma i giochi olimpici, spiega, sono quasi un discorso a parte. «È un momento di grande visibilità, in cui tutti si comportano al meglio». È un’occasione, insomma, per lanciare messaggi importanti, non necessariamente per cambiare la realtà. Il campionato, invece, «è il pane quotidiano del tifoso» e per questo il primato di domenica è quasi «più importante».
Se visto da fuori quello del rugby può sembrare un mondo chiuso e tradizionale, nonché quasi completamente maschile, Cox sostiene di aver trovato una grande predisposizione alle novità.
«Spesso mi viene chiesto se nel rugby ho conosciuto il sessismo e devo dire che io stessa sono rimasta sorpresa dall’appoggio che ho ricevuto – racconta —. Sono stata aiutata e incoraggiata in un modo che non mi sarei aspettata».
Gli ostacoli, precisa, non sono mancati, ma si è trattato prevalentemente degli stessi problemi dei colleghi uomini. «Pensavo di essere in ottima forma fisica, ad esempio, avendo giocato tanto da giovane, invece ho scoperto che dovevo migliorare», spiega. E ancora: «Credevo di essere veloce, ho dovuto lavorare anche su quello, ma in generale non ci sono state grosse difficoltà». Insomma, conclude Sara Cox: «Non ho mai avvertito sopra la mia testa la presenza di un tetto da sfondare. Detto ciò, non ci possono essere limiti a quello che una donna può ottenere. Non c’è alcuna ragione per la quale una donna nelle vesti di arbitro non possa essere brava come un uomo».