La Stampa, 2 novembre 2018
Tutto su Artissima 2018
Emanuela Minucci sulla StampaL’uomo bacinella di Pedro Pires ha fatto molta strada per raggiungere l’Oval. A portarlo ad Artissima dall’Africa è stata la galleria «This is not a white cube» (Luanda, Angola), l’ultima new-entry straniera della fiera che quest’anno compie 25 anni. Un traguardo che ha convinto la direttrice Ilaria Bonacossa a tagliare il numero degli espositori – 195, nel 2017 erano 206 -, alzare la qualità, dare più fiato e spazio agli stand e presentare 60 gallerie straniere da 35 Paesi. Sguardi in arrivo da lontano, che danno una maggiore spinta internazionale alla manifestazione. «Il rodaggio l’abbiamo passato, questa è la mia seconda fiera: abbiamo tagliato e raffinato l’offerta» spiega la direttrice Ilaria Bonacossa sfilando in elegante giacca bianca nella sezione Disegni. Spazio più talentuoso (e arioso) dell’anno scorso, con le nature morte disegnate con la Bic rossa da Diego Perrone che da lontano sembrano zucchero filato al lampone.
Alle Ogr il debutto di «Sound»
La 25ª edizione – aperta al pubblico da oggi a domenica all’Oval – è dedicata al tempo (Time is on our side citazione dai Rolling Stones), e la novità più importante è un fuori programma. È la magia che si respirava ieri fra gli stand, mentre una giovane sposa correva verso la galleria Richard Saltoun di Londra per poi denudarsi e intrecciare i suoi capelli con matasse di cotone, rendendo così viva una scultura tessile. Era una performance ideata dal franco-tedesco Thomas De Falco (molto applaudita alla Triennale di Milano), omaggio a Pippa Bacca, l’artista milanese trovata morta dieci anni fa a Istanbul dopo aver girato dentro un vestito da sposa le terre insidiose della violenza sulle donne. Non si ripeterà, era un unicum pensato per il vernissage. Un brivido per alcuni visitatori accorsi perché incuriositi dal nudo, ma che al primo lamento della protagonista hanno abbassato gli smartphone e applaudito la denuncia.
Si respira energia ad Artissima, che quest’anno va oltre i confini sofisticati degli stand immacolati e della lounge affollata di collezionisti di tutto il mondo per arrivare alle Ogr con la musica della sezione Sound. E c’è anche un’attenzione speciale ai due estremi dell’universo cui la fiera si rivolge: i bambini (con Artissima Junior: lezioni di taglia e cuci concettuale partendo dalle sciarpe della Juventus) e gli studenti di arte cui è dedicata l’Experimental Academy organizzata dalla curatrice indipendente Zasha Colah. Quattro giorni di full immersion chiusi nel buio di un’aula che si frequenta levandosi le scarpe, entrando nel liquido amniotico di una lezione ad altissimo livello e dormendo in un igloo stile Merz allestito fuori della fiera.
Si respira molta ricerca sotto le volte di tubi bianchi, e si scoprono nomi emergenti come quello di Jorge Macchi (Galleria Continua, San Gimignano) che ha realizzato l’opera certosina Tre strati di Torino sovrapponendo stradari e eliminando con un bisturi dalla mappa tutto quello che non c’entra con le strade, ricavando una città esangue e idealizzata. Costa 30 mila euro, un’inezia in confronto ad altri pezzi. Il più costoso è Avvolgere la terra – Corteccia di Giuseppe Penone (580 mila euro, Galleria Tucci Russo), una mano di terracotta che emerge dal legno di un albero.
I grandi nomi si pagano
Dalla natura al metallo pesante di Open Model di Antony Gormley (432 mila euro, Galleria Continua), l’artista che nel 2005 alla Crosby Beach di Liverpool causò la rivolta di pescatori e surfisti a causa di un’installazione, Another Place, con un centinaio di «Iron man» da 650 kg l’uno che sorvegliavano tre chilometri di spiaggia. I grandi nomi si pagano, come sempre, e sempre di più visto che il contemporaneo è il nuovo bene rifugio. «Ma c’è più gusto», spiegava ieri un collezionista di Madrid, «a puntare sul nuovo intelligente, anche perché a comprare l’usato sicuro sono buoni tutti». Lo ha detto davanti al video Scouring the press di Fatma Bucak, costo 9500 euro (Galleria Peola), in cui l’artista denuncia la censura dei media in Turchia. Nelle immagini due donne curde con la stessa artista sono riprese mentre lavano le pagine dei quotidiani sino a renderle opache, anonimi fogli privi di contenuto. «Ecco, questa è una cosa che mi interessa», aggiungeva il gallerista spagnolo. «C’è del ragionamento, della denuncia e della grazia».
Se si vuole però ammirare un’opera che ben simboleggia il percorso di Artissima nella vita di un «artistissimo» come Giulio Paolini, bisogna tornare da Tucci Russo. Nell’opera Dopotutto (240 mila euro) c’è l’artista – di schiena, defilato e marginale come ama (non) apparire con la silhouette disegnata a pennarello – che assiste a un fuoco d’artificio di brandelli delle proprie opere. Ogni scintilla, un’idea. E tanti anni, e tanta fatica per farla camminare e deflagrare.
Giulia Zonca sulla Stampa
C’è chi allestisce di notte con una torcia in bocca e il rotolo di nastro adesivo infilato sul braccio. Mercanti d’arte senza averne l’aria che sfidano l’indifferenza con un budget molto limitato: non possono permettersi uno stand in una fiera come Artissima e non hanno le spalle abbastanza grandi per appuntamenti strutturati e calendari internazionali, però si muovono come indipendenti nel mondo nell’arte. Agili.
Artisti fuori dal giro che conta, ma dentro le città che incrociano: urbani e alternativi, in una parola «Off». La definizione varia e comprende tutto quanto sta a margine di un grande appuntamento e cattura generazioni aliene alle cene a circolo chiuso e alle trattative ad alto voltaggio. Questo mondo emergente nella settimana d’arte di Torino ha moltiplicato gli appuntamenti, allargato gli spazi, conquistato attenzione.
Sapersi adattare
L’Off non è così frequente in Italia ma da queste parti The Others e Paratissima sono esempi felici di programmi fuori circuito. Occupano sedi abbandonate, uno sta in un ex ospedale, l’altro in un’ex caserma, il che significa interagire con il luogo. E non è sempre scontato.
The Others aggira il problema con opere «site specific» che rivivono nelle sale operatorie e danno un senso pure alle valvole sui muri. Quest’anno, nelle stanze che una volta ospitavano la sala lavaggio delle cucine, c’è il gruppo Ke’ch, crasi tra Marrakech e Zurigo, sintesi tra caos e rigore e una simbiosi impossibile tradotta in un fiume di parole che scorrono dove passava il canale dell’acqua. In un posto disabitato si immagina una conversazione attraverso il tempo e le lettere si scompongono e si raggrumano sulla tappezzeria. Sono quasi tutte proposte che raccontano vite intere o offerte che sfidano lo sperimentale, come il duo belga di Intended Earshot capace di filmare gli angoli inarrivabili della fiera con una macchina usata dagli speleologi. Loro esplorano i sotterranei come l’ospedale esplorava i corpi e proiettano le immagini su un maxischermo che ingrandisce e capovolge la prospettiva.
The Others si è fatta un nome e oggi ospita una galleria arrivata da Mosca, Suburbia Contemporary, e una arrivata da Cuba, Galeria Casa 8. Gente che ha fatto investimenti quasi assurdi tra viaggi e spese di trasporto, e che ha accettato il rischio per il passaggio garantito. The Others apre alla sera, raccoglie i tiratardi e gli under quaranta, ma intercetta anche chi non vuole perdersi nulla. Di solito c’è la folla. Tanto che il gallerista di Berlino intento a creare un tappeto di spugne deve valutare se concedere l’esperienza sensoriale a piedi scalzi. L’installazione non reggerebbe alla camminata continua e «il cuore termico» che dà il titolo al progetto si sfalderebbe. L’Off è un circuito per spiriti coraggiosi.
Progetti da esportazione
Paratissima è stata un energico caos, oggi è una proposta diversa che corteggia soprattutto i ventenni, categoria di solito snobbata. Tre piani di arte e una serie di simboli al contrario: «vietato salire» lungo il percorso obbligato, «no photo» per il titolo della sezione fotografia. Complicità semplice, ma dove una volta c’erano puntine alle pareti ora ci sono proposte concrete. «Come bio comanda», a cura di Agnese Lovecchio e Luca Ricci, smonta e rimonta l’ossessione per il cibo e il fascino quasi perverso per i cuochi. Sono ripresi in scatti in controluce, e sembrano su un palcoscenico: grandi star catturate in gesti spettacolari. Idee per coinvolgere prima di vendere e per allenare i ragazzi a guardare per poi, magari in futuro, comprare.
L’Off si evolve, la fiera di Basilea, tra le più pesanti al mondo, ha inglobato Liste, nata come offerta collaterale. Oggi sono meno Off, più cari e impostati, ma hanno comunque tracciato un percorso. Chi vuole esserci, prima passa di lì e poi viene promosso. Torino tenta quella via ed esporta l’Off che altrove stenta a decollare. Paratissima vive anche a Bologna nei giorni di Arte fiera e a Milano durante Mia Photo. Considerare un pubblico che ancora non ha portafoglio evidentemente rende .
Marina Paglieri su Repubblica