La Stampa, 2 novembre 2018
Lite sulla prescrizione tra M5s e Lega
La Lega non ci sta. Di fronte all’accelerazione unilaterale dei Cinque Stelle, che hanno tirato fuori lo stop alla prescrizione quasi fosse un coniglio dal cilindro, infilato in corsa nei lavori del ddl Anticorruzione, gli alleati hanno reagito malissimo. Era la mezzanotte di mercoledì quando si sono riuniti i capigruppo delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia in una saletta di Montecitorio, durante una pausa dei lavori per il decreto Genova. E subito è stato psicodramma.
Se erano prevedibili le proteste di Forza Italia e del Pd, che avevano capito l’antifona già dai post del ministro Alfonso Bonafede del giorno prima, è stata una pattuglia dei leghisti, guidati dai capogruppo Gianluca Cantalamessa e Igor Iezzi, a scendere in campo con veemenza. «L’emendamento è inammissibile», hanno sostenuto, schierandosi sulla stessa posizione delle opposizioni.
In subordine, hanno chiesto ai relatori di ritirare la proposta lasciando ai grillini una onorevole via di fuga: «Dato che non c’è la firma di nessun ministro sotto questa roba, se ne può parlare tranquillamente tra qualche tempo, con un ddl ad hoc». Dice uno che c’era, il deputato leghista Luca Paolini: «Come minimo occorre una istruttoria. Abbiamo ascoltato l’altro giorno il superprocuratore antimafia e 16 professori di diritto su un tema come la corruzione, pur importante, e nessuno per una riforma così sostanziale?».
Alla fine tutti quanti, escluso il M5S, hanno chiesto che si scriva a Roberto Fico per dare più tempo per esaminare gli emendamenti, che sono almeno 300, e a prescindere da un tema colossale come la prescrizione, è quasi impossibile farcela ad arrivare in Aula il 12 novembre come da calendario.
I presidenti delle due commissioni, entrambi grillini, Giuseppe Brescia e Giulia Sarti, si sono riservati di decidere. Ma è abbastanza evidente la loro voglia di procedere nonostante tutto. Brescia annuncia che lunedì valuteranno, però sia chiaro «nella piena consapevolezza della rilevanza dell’argomento, ma anche condividendo lo spirito dei presentatori che non vogliono più rinviare la discussione».
Lo spirito grillino è di fare presto. Siamo alla vigilia di una ennesima rottura nei giallo-verdi, insomma. Qualche ora prima dell’accesa discussione notturna, Riccardo Molinari, il presidente dei deputati leghisti, aveva spiegato che questa rivoluzione della procedura penale non era stata affatto «condivisa» in sede di governo. E perciò i leghisti, di fronte alle rimostranze dei Cinque Stelle che li richiamavano al rispetto del contratto di governo, rispondevano di sentirsi le mani libere.
È cominciata anche la «moral suasion» del Guardasigilli: fonti M5S si sono affrettate a far sapere che da ieri è attaccato al telefono per convincere i leghisti più influenti.
A questo punto, però, provano a farsi sentire anche le opposizioni. Dice Enrico Costa, Forza Italia: «Noi auspichiamo che i presidenti decidano in base al Regolamento e non in base a logiche di partito». Stefano Ceccanti, Pd: «Al di là delle valutazioni di merito, il testo è chiaramente inammissibile rispetto al provvedimento in cui si vorrebbe inserirlo e comunque non è avvenuta nessuna istruttoria legislativa degna di questo nome». E Cosimo Ferri, Pd: «Sul tema prescrizione siamo appena intervenuti: il corso della prescrizione rimane sospeso fino a 18 mesi tra la sentenza di primo e secondo grado, e 18 mesi dopo la sentenza di appello. È un equilibrio importante tra ragionevole durata del processo, efficienza e garanzie processuali».