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 2018  ottobre 31 Mercoledì calendario

«Abbiamo creato il robot liquido ispirandoci a Terminator»

Più chiaro di così. «A ispirarci è stato T-1000 dal film “Terminator 2: Judgment Day”», ha detto con enfasi Li Xiangpeng, professore di robotica alla Soochow University di Suzhou, in Cina.
Per gli appassionati di fantascienza è un ricordo indelebile. Uno spaventoso androide che si autoripara istantaneamente grazie alla propria natura gelatinosa. Non si può fare a pezzi per lo stesso motivo per cui non si può fare a fette l’acqua. E adesso quella creatura che dissemina di paure la fiction ha compiuto un passo nell’iper-realtà della ricerca scientifica.Dopo sei anni di studi e sperimentazioni è nato un parente di T-1000. Un baby robot con caratteristiche simili, ma con obiettivi tutt’altro che aggressivi. Piccolo e rassicurante, sta nel palmo di una mano ed è il risultato di una combinazione di elementi: una ruota in plastica, una ancora più minuscola batteria al litio e alcune gocce di metallo allo stato liquido.L’effetto è giocoso. La ruota comincia a girare quando a variare è il centro di gravità del liquido. Un’operazione controllata alterando il mini-voltaggio della batteria. Sembra un gioco, appunto. Ma c’è di più, come spiegano i ricercatori sulla rivista «Advanced Materials». «In futuro ci aspettiamo di sviluppare questa categoria di “soft” robot, incorporando del metallo liquido: potranno essere utilizzati in missioni speciali, come andare alla ricerca e soccorrere le vittime di terremoti, dal momento che sono in grado di cambiare forma per infilarsi sotto una porta o farsi spazio in luoghi dove gli umani non possono avventurarsi», ha sottolineato Tang Shiyang, ricercatore della University of Wollongong, in Australia, coinvolto negli esperimenti.Tang e il resto del team hanno indagato le proprietà (davvero uniche) delle leghe di metallo liquido, a cominciare dalla conduttività elettrica per poi affrontare le meraviglie della tensione superficiale e della flessibilità estrema. Il professor Li sintetizza così: «Riteniamo che il metallo liquido ci aiuti a sviluppare robot auto-riconfiguranti». E, confermando l’impressione duratura esercitata dalle avventure distopiche di Arnold Schwarzenegger, ha ammesso: «Ho iniziato a pensare a creature come T-1000 da quando ho visto il film per la prima volta, a 10 anni».
I cugini buoni di T-1000 potrebbero somministrare i farmaci nei punti strategici del nostro organismo, mentre quelli meno buoni hanno grandi prospettive nello spionaggio. Intanto il gruppo non smette di sognare e studiare. Ora lavora allo sviluppo di un altro robot. Stavolta a far scattare la scintilla è stato il droide sferico BB-8 di «Star Wars».