La Stampa, 31 ottobre 2018
Intervista a Nicole Kidman
Quando Tom Cruise e Nicole Kidman annunciarono il divorzio nel 2001, tutti pensarono che la carriera di lui avrebbe mantenuto la sua stratosferica traiettoria. Ma - ci si chiedeva - che ne sarebbe stato di lei? Con quel portamento elegante, i capelli rossi e ricci e gli occhi azzurri, era una presenza difficile da ignorare. E con film come Ore 10: calma piatta, Da morire e Eyes Wide Shut aveva dimostrato di essere qualcosa di più di una bellezza un po’ esotica alta un metro e 80. Ma a trent’anni compiuti, sarebbe sopravvissuta a Hollywood senza la metà più celebre della coppia?
Diciotto anni dopo, Tom Cruise resta aggrappato al passato e cerca di apparire venti anni più giovane nella serie
Mission: Impossible
. Kidman un anno dopo la separazione ha vinto un Oscar (con
The Others
), obiettivo mai raggiunto dal suo ex. Poco dopo ha incontrato la star della musica country Keith Urban, con cui è felicemente sposata dal 2006 e ha avuto due figlie. E ora fa indiscutibilmente parte del club delle big di Hollywood, al livello di Meryl Streep, Viola Davis, Cate Blanchett.
In un’industria dedicata alla ricerca del minimo comune denominatore, Kidman ha sempre fatto scelte rischiose e inconsuete. Gli anni - ora ne ha 51 - sembrano averle dato solo più carica e più sicurezza. E così mentre è impegnata nelle riprese della nuova stagione di Big Little Lies (ci sarà anche Streep), sforna due film probabili protagonisti nella stagione dei premi. In Destroyer è una poliziotta sessantenne con un chiaro problema di alcolismo. In Boy Erased - Vite cancellate, diretto da Joel Edgerton, è la madre di un ragazzo (Lucas Hedges) che sembra avere tendenze omosessuali e che viene mandato in una scuola di «conversione terapeutica» nel crudele tentativo di cancellarle.
Nicole, sapeva delle scuole di conversione? Sono legali in 34 Stati americani e frequentate da migliaia di giovani.
«No, non ne conoscevo l’esistenza. Ma quando Joel mi ha mandato il libro da cui ha tratto la storia e una prima stesura della sceneggiatura gli ho detto subito che volevo far parte del progetto. È uno di quei film che fai perché credi nel loro messaggio, perché è importante che il mondo conosca certe cose».
Un messaggio di accettazione dell’omosessualità e dei «diversi» che acquista particolare rilevanza in questi giorni, alla luce della strage alla Sinagoga di Pittsburgh e dei pacchi bomba spediti agli oppositori del Presidente.
«Senza entrare nei dettagli su ciò che sta accadendo nel mondo, spero che questo film comunichi comprensione e amore. È un film sulla tolleranza, sul permettere di allargare punti di vista a volte molto miopi. E sul bisogno di educazione, che a sua volta promuove più tolleranza e gentilezza. Non saremo mai tutti d’accordo, lo sappiamo. Non puoi obbligare gli altri a essere d’accordo con te e a diventare ciò che tu pensi debbano essere. La bellezza di questo film è che permette di far vedere tanti punti di vista».
Parlando di punti di vista, esita a esprimere il suo?
«Negli ultimi cinque, sei anni ha un senso più forte di chi sono, della mia identità. Ho fatto scelte artistiche che mi hanno consentito di alzare la mano e dire: questo è ciò in cui credo, specialmente sul piano dei diritti delle donne. Sono in una posizione in cui posso aiutare il cambiamento. Vale anche per Boy Erased, progetto in cui credo appassionatamente».
Ha tutto: fama, soldi, amore, salute, famiglia.
«Ho 51 anni, una bambina di sette anni e una di dieci che hanno bisogno della mamma. Ci sono molte cose nella vita per le quali sono piena di gratitudine ma la più grande sono queste due bambine. Non passa giorno in cui non ringrazio Dio per la mia salute, così posso restare forte e continuare a occuparmi di loro».
Veramente, di figli ne ha quattro. Ci sono anche Connor e Isabella, che ha adottato con Tom Cruise. È in contatto con loro? Scientology lo permette?
«È ovvio che li vedo ed è ovvio che amo tutti i miei figli. Ma loro sono adulti e gli adulti possono scegliere. Loro hanno scelto Scientology. Come mamma, il mio compito è amarli, indipendentemente da ciò che fanno. Il ruolo dei genitori è offrire amore incondizionato».