Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  ottobre 31 Mercoledì calendario

Al bar di Cesare Battisti. “Temeva Bolsonaro. Sparito da giorni”

La nuova casa di Cesare Battisti è una villetta semplice, costruita su un terreno di dieci metri per cinquanta nel quartiere residenziale di Carijo, cinque minuti dal centro di Cananeia. Quando siamo venuti a dicembre c’erano ancora i muratori a costruirla, oggi manca l’intonaco sui tetti, ma l’ex terrorista dei Pac ci vive dallo scorso aprile. Tutti lo conoscono, lo vedono tutti i giorni, ma da lunedì scorso nessuno l’ha visto. Chiedi di Battisti e tutti, in città, rispondono la stessa cosa: «Era qui domenica, poi non l’ho visto più». Domenica scorsa l’ultra conservatore Jair Bolsonaro ha vinto le elezioni presidenziali promettendo, fra le altre cose, anche l’estradizione del latitante protetto in Brasile grazie alla clemenza concessa dall’ex presidente Lula da Silva. Era il 31 dicembre 2010, il «presidente operaio» terminava il secondo mandato con l’80% di popolarità e aveva creduto alla tesi del perseguitato politico costruita dai legali di Battisti e appoggiata dal Partito dei lavoratori (Pt). Oggi i tempi sono cambiati; Lula è in carcere, la sinistra ha perso le elezioni e Bolsonaro ha promesso Battisti come «regalo» per l’Italia, la terra dei suoi avi. A Cananeia sono tutti al corrente della promessa fatta del presidente eletto. 
Mario è suo vicino, fa il vigilante notturno, quando torna dal turno si intrattiene con lui, che suole svegliarsi presto alla mattina. Da lunedì non c’è nessuno in casa, la sua Prisma grigia è parcheggiata nel cortiletto, da fuori sembra tutto in ordine, come quando parte per le ferie. Mario racconta che ultimamente c’è stato molto movimento, c’era una coppia straniera con un bambino. Dalla descrizione dovrebbe essere Valentine, la figlia maggiore di Battisti, che oggi ha 33 anni e fino ad ora era venuta solo due volte a visitarlo in Brasile. 
Al caffè dove è habitué
Domenica Cananeia, come buona parte del Brasile, ha votato in massa per Bolsonaro; 4197 voti contro 1944 del candidato della sinistra Fernando Haddad. Nel seggio di Carijo sono stati 115 contro 59. Fabio, detto «baixinho» proprietario di un’officina meccanica, frequenta abitualmente casa Battisti. «Parliamo di diverse cose, ma mai di politica. Io ho votato Bolsonaro perché odio il Pt, lui lo sa, ma non mi dice nulla. Non chiedetemi dove sia, scopritelo da soli». Al baretto dove compra le ricariche telefoniche almeno due volte a settimana non lo vedono da dieci giorni. 
Al tribunale di Cananeia il direttore Anderson Nascimento conferma che su di lui non c’è nessuna misura cautelare in vigore. «Il braccialetto elettronico è stato tolto in aprile, il mese dopo è caduto anche l’obbligo di firma una volta al mese». Facce sorprese al commissariato della Policia Civil, dove non sapevano nemmeno che avesse traslocato. All’ambasciata italiana confermano che Battisti non può uscire dal Brasile, ma che è libero di circolare in tutto il Paese. E dato il momento politico, le autorità brasiliane sono state allertate sul rischio di fuga, ma a Cananeia nessuno ha notato la presenza di una sorveglianza particolare. Mentre Bolsonaro promette a Salvini che Battisti sarà estradato a breve, lui potrebbe far perdere le sue tracce in un Paese dalle dimensioni continentali. 
Le grigliate del sabato
Il suo dossier è sul tavolo del giudice della Corte suprema Luis Fux, che in questi ultimi due mesi è stato «prestato» al tribunale elettorale. Non ci sono scadenze, ma è possibile che la pressione politica acceleri la decisione, sempre che non sia troppo tardi. Dal parrucchiere Marquinho, che si trova sotto la casa di Magno de Carvalho, il sindacalista che l’ha ospitato nei primi mesi in città, incontro Rubens Cossu, un fotografo in pensione che prende parte alle grigliate di gruppo del sabato. «Parliamo di Gramsci e della nuova destra che si è presa il Brasile. Se siamo preoccupati noi, immaginatevi lui». Domenica sera Battisti ha assistito alla diretta televisiva dello spoglio delle elezioni presidenziali con gli amici di sempre al Bar Do Miguel: «Era molto arrabbiato - racconta il gestore - e preoccupato per il suo futuro. Se se ne andasse, io perderei un cliente importante». Di diverso avviso un altro amico, l’artigiano Amir Oliveira. «Mi ha detto dieci giorni fa che vuole affrontare le conseguenze, che è stanco di scappare». Allora, però, c’era ancora qualche speranza di vittoria della sinistra, con Fernando Haddad l’estradizione poteva sfumare. Con il fiato di Bolsonaro sul collo e senza nessuno che lo controlli, Battisti potrebbe cambiare idea in qualsiasi momento.