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 2018  ottobre 30 Martedì calendario

La guerra del 1918 in un’opera lirica

Tra i paradossi della storia c’è quello di chi, a cent’anni dalla Prima Guerra Mondiale, chiede al nemico di allora di commemorare la propria sconfitta. «Il primo a esserne stupito sono stato io» ammette Marco Tutino, incaricato dal ministero della Cultura tedesco di comporre un’opera sull’episodio che portò la Germania a ritirarsi dal conflitto, l’ammutinamento di Kiel, quando i marinai del Kaiser si ribellarono a chi li voleva mandare al massacro in un’ultima battaglia. Era il 3 novembre 1918. Stessa data, cent’anni dopo, stesso luogo, ma stavolta nel teatro della città baltica, si terrà la prima mondiale di Falscher Verrat (Falso Tradimento), evento clou delle celebrazioni germaniche per l’anniversario bellico.
«È stata un’esperienza affascinante – prosegue —. In un primo tempo avevo detto no. Non me la sentivo di affrontare una simile pagina di storia. E poi c’era l’ostacolo di un libretto in una lingua che non conosco». Tutino rifiuta, l’incarico passa a un tedesco il cui lavoro però non convince. E la palla torna a lui. «Volevano un’opera popolare, di impatto immediato, sulla scia della mia Ciociara». Da appassionato di cinema (oltre alla Ciociara, ha tratto opere da Senso e Miseria e nobiltà) Tutino ha un metodo di lavoro tutto suo. «Ho bisogno di una sceneggiatura di taglio cinematografico per dare alla storia l’impalcatura solida necessaria agli ascoltatori di oggi. Con Luca Rossi, mio collaboratore storico, ho messo a punto il plot e siamo passati alla seconda fase col librettista Wolfgang Haendeler. Con l’aiuto di un traduttore e cinque attori abbiamo saggiato i ritmi drammaturgici, calibrando le parole da una lingua all’altra. La musica è stata la terza tappa».
Alla storia con la maiuscola si è aggiunta una love story. «Un triangolo composto dall’ufficiale Arno e il marinaio Gabriel innamorati della prostituta Lola. Che però, sfatando la regola delle eroine liriche pronte a delirare per il tenore e sprezzare il baritono, qui li ama entrambi». Un’equità amorosa poco apprezzata dai rivali. «Per scongiurare l’inutile bagno di sangue Arno tradisce il suo ruolo e cerca la complicità di Gabriel per favorire l’ammutinamento. Ma Gabriel, sapendo che Lola se la intende con l’altro, lo tradisce a sua volta».
Finiranno male entrambi ma con riscatto postumo. «Due traditori trasformati in eroi, uno dei nobili, l’altro del popolo. Una metafora della lotta di classe dato che la rivolta di Kiel innescò la rivolta socialista». Una fiammata rivoluzionaria che rivivrà in uno sventolio di bandiere rosse sulla tolda, mentre la musica accennerà l’Internazionale. «Il riferimento è la Corazzata Potemkin, altra ribellione di marinai che aprirà le porte alla Rivoluzione russa. Si sente il vento freddo del Baltico, la musica si fa di ghiaccio».
Falscher Verrat è una delle commissioni sulla fine della Grande Guerra. Molte in Europa, nessuna in Italia. «Non mi sorprende vista la situazione dei nostri teatri dove si propongono sempre i soliti titoli. Il museo del museo» commenta Tutino che ben conosce questa realtà essendo stato ai vertci del Regio di Torino e del Comunale di Bologna. «A innescare lo sfascio la legge sulle fondazioni. Si adattava solo alla Scala e Santa Cecilia. Tutti gli altri sono stati costretti a fingere quello che non potevano essere. Così oggi gran parte dei teatri sono alla deriva e i sovrintendenti ridotti a liquidatori».