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 2018  ottobre 30 Martedì calendario

La biblioteca londinese frequentata da Dracula

Forse ispirato dalla festa di Halloween, tradizione americana diventata appuntamento fisso ogni 31 ottobre anche in Europa, nei giorni scorsi il bibliotecario capo della London Library ha ripreso in mano The book of were-wolves (Il libro dei lupi mannari), uno del milione di titoli della più celebre biblioteca privata di Londra. Un brivido lo ha scosso da capo a piedi. Non di paura: d’emozione. Si è accorto che, nell’elenco di coloro che avevano preso a prestito il volume, c’era un certo Bram Stoker, l’autore di Dracula, il romanzo cult che dalla sua pubblicazione nel 1897 ha generato una sterminata letteratura su vampiri e affini.
Lo scrittore irlandese aveva lasciato altre tracce nel libro in questione, commettendo due peccati mortali, perlomeno per un bibliotecario: appunti scribacchiati nei margini e segni fatti ripiegando la punta delle pagine. Verificato attraverso un esperto che la calligrafia era indubbiamente la sua, il direttore della London Library ha ordinato agli archivisti di fare qualche ricerca: è venuto fuori che Stoker aveva preso in prestito almeno venti libri della collezione della biblioteca nel periodo antecedente all’uscita di Dracula. I titoli confermano che li usava come documentazione per il romanzo: si va da Storie di stregoneria e magia a Aneddoti sulle abitudini degli animali notturni, da Superstizioni popolari a Magia e astrologia nel Medio Evo, da Cose poco conosciute a Romania del passato e del presente. La prova definitiva è venuta quando, consultando un ennesimo volume, Resoconti sui principati di Transilvania e Moldavia, il bibliotecario non ha trovato scarabocchi di Stoker, ma una singola pagina con l’angolo ripiegato per tenere il segno: l’unica con la parola “Dracula”.
La scoperta contiene un paio di rivelazioni. Una è che Bram Stoker, contrariamente a quanto si era sempre creduto, non raccolse i materiali per l’opera a cui deve la fama nella famosa Reading Room della British Library, frequentata da Giuseppe Mazzini, Marx, Lenin, Gandhi, Oscar Wilde e George Orwell, bensì alla London Library.
La seconda è che anche l’autore di Dracula aveva il vizio di annotare i libri. Non è stato il solo, tra i grandi della narrativa: Sylvia Plath sottolineava la sua copia del Grande Gatsby e Ernest Hemingway usava i libri che stava leggendo perfino per annotare la propria pressione del sangue. Tanto per restare in tema di vampiri e Halloween.