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 2018  ottobre 30 Martedì calendario

L’esilio di chef Koumalè

Questa mattina avrei dovuto tornare in Rai a «La Prova del Cuoco» per curare una rubrica quindicinale, dedicata alle spezie e miscele di spezie nelle cucine del mondo, un contenuto che avevamo concordato con gli autori questa estate. Quella di oggi sarebbe stata la quarta uscita. Dopo aver «viaggiato» in Etiopia, India e Messico, sarebbe stata la volta della Provenza e invece la rubrica è saltata. Ho ritenuto opportuno spiegare agli amici che mi seguono sui social che, a causa di un ripensamento della redazione, il nuovo orientamento della trasmissione era quello di dare spazio al multi regionalismo italiano per rimandare eventualmente ai prossimi mesi la mia rubrica.
Nel giro di poche ore quel post ha ricevuto molte condivisioni, commenti e messaggi di vicinanza. Come spesso accade nelle arene televisive e in Rete, qualcuno ha pensato bene di distorcere il mio messaggio e di mettere in relazione questa decisione degli autori con una presunta volontà o decisione della conduttrice di sbarazzarsi della mia rubrica. Ho quindi deciso di rimuovere il post, di replicare con una mia risposta e di accettare l’invito de La Stampa ad ospitare queste righe di chiarimento. Al di là dei tentativi di strumentalizzare questa vicenda, per farne una campagna contro la conduttrice a discapito della trasmissione, ciò che mi preoccupa è la motivazione che ha convinto a congelare la rubrica. Fin dal primo momento la pagina Facebook de «La Prova del Cuoco» è stata bersaglio di critiche alla trasmissione e alle nuove rubriche, con appelli nostalgici, al ripristino della line-up precedente. Ciò che non ho condiviso è stata la decisione di sospendere l’unica rubrica che dava spazio a contenuti multiculturali, probabilmente a causa di alcuni post negativi pubblicati da parte di nostalgici e di telespettatori prevenuti verso le altre culture gastronomiche.
Trovo disarmante pensare che dopo il successo di eventi come ExpoMilano 2015 e Terra Madre, gli spazi per far conoscere le diverse culture e per dialogare con il mondo attraverso la porta del cibo si siano ridotti a discapito di un provincialismo che dà spazio solo al made in Italy. Insieme ai prodotti a Km 0 sta nascendo una nuova cultura, anch’essa a Km 0, quando invece bisognerebbe prendere atto di un mondo dove globale e locale convivono pacificamente.