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 2018  ottobre 30 Martedì calendario

L’Onu vuole le elezioni in Libia nel 2019

Una grande riunione di tutte le tribù libiche, una Loya Jirga su modello di quella che venne organizzata in Afghanistan nel 2001. È questa la proposta centrale contenuta nel piano dell’inviato Onu Ghassan Salamé, sostenuto da Roma, che il rappresentante speciale franco-libanese presenterà tra poco più di una settimana, l’8 novembre, in una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Al cuore della road map, scritta in larga parte col contributo della sua vice, l’americana Stephanie Williams, accanto al piano economico e a quello per la sicurezza, che prevede di sostituire le milizie di Tripoli con forze rappresentanti di più aree del Paese, è questa grande chiamata alla partecipazione, pensata per arrivare a elezioni nel 2019 per il Parlamento, rinviando per il momento quelle per il presidente. L’appuntamento potrebbe tenersi già l’8 dicembre, o comunque nelle intenzioni entro fine anno.
Il via libera del generale
Quattro giorni dopo aver proposto il piano al Consiglio di sicurezza, l’inviato Onu sarà a Palermo, alla Conferenza sulla Libia organizzata dal nostro governo per il 12 e 13 novembre. Voleva essere nelle intenzioni dell’esecutivo Conte un appuntamento capitale, alla presenza di Putin e Trump: i due leader non ci saranno, ma proprio domenica notte il governo è riuscito a strappare la conferma della presenza del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, vicino all’Egitto, senza il quale qualunque tentativo di accordo sarebbe vano. Dopo aver tentennato per giorni, lasciando che sui media libici uomini a lui vicini accreditassero la tesi del «non ha ancora deciso», domenica è venuto a Roma, per un colloquio con il premier Giuseppe Conte e, ieri alla Farnesina, con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Un «lungo e articolato incontro», lo definisce Palazzo Chigi, concluso con la promessa di presentarsi in Sicilia «assicurando disponibilità a un confronto che si auspica costruttivo e che rappresenti la premessa di un reale processo di unificazione». Ha messo però una condizione chiara, quella di essere l’unico militare seduto al tavolo, che si spiega con le sue note aspirazioni di guidare il futuro esercito unitario libico.
Altri incontri
Così, dopo il presidente del governo di Tripoli riconosciuto, Fayez al Sarraj, venuto a Roma per colloqui la settimana scorsa, dopo l’uomo della Cirenaica venuto ieri, probabilmente già domani, dovrebbero arrivare anche il presidente del Consiglio di Stato Khaled al Mishri e il presidente del Parlamento di Tobruk, Agila Saleh. Un quartetto che permetterebbe al governo di rivendicare il vertice come un successo, per quanto nelle delegazioni dei 26 Paesi presenti non ci saranno molti dei capi di Stato su cui si puntava all’inizio. Un appuntamento in cui il presidente Conte si propone il ruolo di «facilitatore» per accompagnare le parti libiche alla soluzione della lunga crisi.