Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  ottobre 30 Martedì calendario

Ricordare il caso Tortora

La lettera è garbata nei toni, ma ferma: ricordare Enzo Tortora vuol dire non dimenticare la sua vicenda giudiziaria. La condanna che ha subito, da innocente. Sabato Antonella Clerici, il pappagallo ricamato sulla giacca, ha aperto il programma su Rai 1, ricordando con affetto Tortora, rendendogli merito, ma senza citare il calvario processuale che ha spezzato la sua vita. C’è un prima e un dopo. Tortora riprende Portobello il 20 febbraio 1987: lo aveva lasciato quattro anni prima, trascinato davanti ai giudici con l’accusa di essere un camorrista. Il pubblico lo accoglie con una lunga standing ovation e lui, commosso, saluta: «Dunque, dove eravamo rimasti?». Francesca Scopelliti, la compagna del giornalista scrive a Repubblica per ristabilire la memoria, «perché non sia cancellata metà della vita di Enzo. Peccato che sabato Antonella Clerici abbia dimenticato di dire che quel bravo giornalista, quell’uomo perbene, è stato vittima di una vergognosa vicenda giudiziaria che lo ha portato alla morte nel 1988. A sentire il “commosso ricordo”, sembrava quasi che Enzo Tortora fosse morto di vecchiaia, dopo vari successi televisivi, e non – come invece è – di malagiustizia dopo un clamoroso arresto e un vergognoso processo che lo ha voluto a tutti i costi colpevole. Certo, il processo in Appello e la Cassazione poi hanno riconosciuto la sua completa estraneità alle gravi accuse lanciate dalla procura napoletana, ma il male era stato fatto». E fa male, dopo tanti anni, quel ricordo a metà; Scopelliti, presidente della Fondazione per la giustizia giusta Enzo Tortora, è dispiaciuta che «la Rai ancora una volta, non abbia voluto riconoscere l’errore della procura napoletana e la nobiltà della reazione di Enzo. Mi dispiace che la Clerici non ci abbia pensato. Sono contenta che la Rai abbia deciso di rieditare Portobello e che l’abbiano affidato a una professionista seria e preparata che non ha la pretesa di sostituire Enzo. Mi sono messa davanti alla tv aspettando che riconoscesse i suoi meriti professionali, ma è mancata l’altra verità. Se vuoi rendere memoria a una persona non puoi cancellargli metà della vita». Ricordare senza dimenticare. Lo chiede la compagna del giornalista, rivendicando l’impegno di Tortora, «leader di una nobile battaglia per la giustizia giusta, quella per lo stato di diritto, il suo ultimo e più importante impegno. La sua trasmissione più drammatica e più nobile». Una trasmissione idealmente ancora in onda, la battaglia per una giustizia giusta continua anche dopo di lui.