la Repubblica, 30 ottobre 2018
Hitachi compra il 100 per 100 di Ansaldo Sts
Milano Va tutta ai giapponesi di Hitachi la Ansaldo Sts, società di segnalamento ferroviario, da cui esce con una lauta plusvalenza il fondo Elliott e i cui soci di minoranza vedranno arrivare un’Opa. Si conclude così, dopo quasi tre anni la prima guerra mossa da un fondo attivista a una società quotata italiana. Tre anni in cui i contendenti non si sono risparmiati battaglie assembleari, cause in tribunale e ricorsi alla Consob. Da un lato Elliott, il fondo guidato da Paul Singer, lo stesso che in Italia ha investito prima in Telecom e poi a sorpresa anche nel Milan fino a diventarne proprietario; nell’altro schieramento proprio il colosso giapponese Hitachi. Oggetto della sfida l’operazione che nel 2015 ha portato il conglomerato nipponico ad acquisire dall’allora Finmeccanica, le attività nei trasporti, Ansaldo Breda e Ansaldo Sts. Solo dopo tre anni, lo scontro si chiude con una soluzione che soddisfa entrambe le parti, desiderose ormai di non proseguire una guerra di logoramento diventata insostenibile. Elliott ci guadagna una sostanziosa plusvalenza, Hitachi conclude l’operazione di integrazione delle attività italiane con quelle europee. Per capire meglio l’accaduto, destinato a costituire un precedente storico per la finanza italiana, è necessario fare qualche passo indietro, cominciando da quanto comunicato al mercato ieri mattina. Hitachi acquisterà il 32% di Ansaldo Sts, di cui controlla già il 51%, a 12,7 euro per azione ( per un corrispettivo di 807 milioni) e poi lancerà un’Opa allo stesso prezzo sul restante 17%. È un valore per azione superiore del 9% rispetto alla chiusura in Borsa di Ansaldo Sts venerdì scorso, ma soprattutto del 40% rispetto alla prima Opa lanciata da Hitachi tre anni fa, quando l’offerta fu di 9,5 euro, poi salita a 10,5. Proprio qui sta il punto. Il fondo Elliott ha cominciato a investire tre anni fa in scia ad altri fondi attivisti ( Bluebell e Amber), sostenendo che Hitachi, nell’accordo con Finmeccanica, aveva sovrastimato il prezzo pagato per acquisire Ansaldo Breda e sottostimato invece il valore di Sts. Così Elliott ha cominciata a rastrellare titoli sul mercato fino a salire al 31%, dando battaglia nelle assemblee dei soci e denunciando alla Consob quella che a suo dire si configurava come un’operazione contraria agli interessi dei piccoli azionisti. Così facendo ha impedito a Hitachi di delistare Sts e di inglobarla nelle sue attività ferroviarie europee. Con l’accordo annunciato ieri Elliott è riuscito a far alzare il prezzo dell’Opa, anche se non ha raggiunto quel livello di 14- 15 euro di cui parlava all’inizio dello scontro, ma di sicuro ci ha guadagnato. Hitachi può finalmente completare il progetto sulle attività italiane, nato con un accordo politico più ampio. Il gruppo giapponese aveva accettato di prendere nel proprio perimetro Ansaldo Breda, società specializzata nella realizzazione di convogli ferroviari e fornitore del Freccia Rossa per le Fs, mettendo sul piatto anche il controllo di Ansaldo Sts, tra i leader mondiali del segnalamento ferroviario, una delle eccellenze ingegneristiche italiane. Elliott si è inserita sfruttando le differenze tra le due società: Breda, società da ristrutturare e non quotata, Sts in utile e quotata: impedirne l’aggregazione è stata la strategia “attivista” vincente per mettere in difficoltà Hitachi. Ora i soci di Telecom e Milan sperano nello stesso successo.