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 2018  ottobre 30 Martedì calendario

Sulla vittoria di Bolsonaro

Caro Aldo,
Bolsonaro e l’Assia: ovunque ci sia una tornata elettorale la destra, talvolta estrema, vince e aumenta i propri voti! Dopo tanti governi di sinistra, i brasiliani hanno premiato con il 55,29% di voti Jair Bolsonaro di estrema destra. Ecco un altro segnale che le politiche dei partiti di sinistra in tutti i Paesi del mondo hanno fallito. Anche noi in Italia avevamo dato loro un’opportunità, ma non l’hanno colta.
Con la vittoria di Bolsonaro
il Brasile tornerà indietro di decenni!
Il razzismo e la violenza di Bolsonaro sono sconvolgenti. Quale futuro attende il Brasile e i brasiliani?

Cari lettori,
La vittoria di Bolsonaro è il quarto formidabile colpo dell’ondata populista che sommerge il mondo, dopo la Brexit, Trump e il governo gialloverde in Italia. Si tratta di volti diversi dello stesso fenomeno: la rivolta contro l’establishment e la crisi dei partiti tradizionali, non solo di quelli di sinistra ma anche di quelli di centrodestra.
Il Brasile ha sempre avuto una sinistra, incentrata sul partito dei lavoratori, quasi mai ritenuta affidabile dalle élite che controllano il Paese. Finita l’epoca dei regimi militari, tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 – un’era dominata dalla tv, che in Brasile era innanzitutto Rede Globo di Roberto Marinho – puntarono su un personaggio, Collor de Mello, presto incappato in una brutta storia di corruzione e destituito. Allora le élite ebbero una trovata geniale: far eleggere con i voti della destra un uomo che veniva dalla sinistra, il professor Cardoso, che i brasiliani chiamano per nome, Fernando Enrique. Insomma, l’immenso Paese era governato in sostanza dal centro. Poi le élite valutarono che ci si poteva fidare di Lula e del suo partito dei lavoratori. L’inizio fu folgorante: boom economico, redistribuzione della ricchezza, conquista dei Mondiali e delle Olimpiadi. Il crollo fu repentino: impeachment per l’erede Dilma, galera per Lula. Moscia la reggenza di un altro centrista, Temer. Ma le élite non sono riuscite a individuare un’alternativa di destra tradizionale. Ha vinto Jair Bolsonaro, un nostalgico della dittatura che saluta facendo il segno del mitra. C’è da rallegrarsene? Non credo. Ma hanno votato per lui le grandi città produttive del Sud, più del povero Nord-Est assistito dallo Stato.