Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  ottobre 26 Venerdì calendario

Striscioni e bagarinaggio: cosa c’è dietro la guerra Juve-Report

Ieri mattina all’Allianz Stadium di Torino, all’assemblea degli azionisti della Juventus, tama caldo era l’inchiesta “Alto Piemonte” della Dda, a lungo narrata dal Fatto e portata in prima serata tv da Report. “Mi ha indignato vedere il nostro stadio in parte in mano a certi delinquenti”, ha detto l’azionista,Graziano Spinelli. Un altro, Pier Carlo De Paoli, ha chiesto di “prendere atto delle caratteristiche di D’Angelo”, il security manager del club in rapporti strettissimi con alcuni ultras.
Il presidente Agnelli, però, ha voluto chiarire il suo punto di vita: “La Juventus è stata sanzionata dalla giustizia sportiva per due motivi: 1) aver venduto biglietti in numero superiore a quanto stabilito dalla Legge Pisanu, che prevede un massimo di 4 tagliandi per persona; 2) il nostro responsabile della sicurezza ha favorito l’introduzione di materiale non autorizzato, al secondo anello dello stadio, in occasione del derby del febbraio del 2014”.
“Dopo i fatti in questione, la Juventus rispetta alla lettera le procedure di vendita previste e non può consentire che si insinui ancora oggi che la nostra società possa essere associata al fenomeno del bagarinaggio”. Come dire: c’è stato, ma ora no. Risponde così a Report che lunedì mostrava come nella scorsa stagione i bagarini fossero ancora in azione. Agnelli ha voluto anche tutelare il security manager, precisando una sottigliezza: “D’Angelo non ha aiutato ad introdurre ‘striscioni canaglia’ sulla tragedia di Superga”. Omette di dire quale “materiale non autorizzato” abbia portato. Gli atti fanno pensare proprio a quelli, ma per la giustizia sportiva non ci sono prove.
Il 23 febbraio 2014 al derby allo Stadium compaiono due striscioni. Su uno, la scritta “Solo uno schianto”, riferito alla tragedia di Superga in cui scomparve il Grande Torino. Sul secondo: “Quando volo penso al Toro”. Per il primo, giorni dopo, furono identificati tre ultras di altre città.
Il 23 febbraio 2014 Ciccio Bucci, ultras dei Drughi morto suicida nell’estate 2016, chiedeva a D’Angelo la possibilità di far entrare degli striscioni. “L’importante che non ci sia Superga”, risponde il security manager, ma l’ultras insiste: “Vabbè, vabbè”, conclude il l’uomo Juve. Tutto fa pensare a striscioni oltraggiosi, ma per la Corte federale d’appello (sentenza del 19 dicembre 2017) l’intercettazione non prova l’introduzione di materiale vietato: l’unico striscione del genere nella zona dei Drughi (il gruppo di Bucci che sta al secondo anello) è quello dei tre tifosi identificati che scagionano D’Angelo (ha ribadito ieri Agnelli verbali alla mano), a cui non si può attribuire l’ingresso del secondo
Tuttaviail 25 febbraio lo stesso D’Angelo dice a Bucci: “Mi hanno beccato domenica”. Per questo episodio la corte ritiene “acclarato che il presidente ne fosse venuto a conoscenza ad episodio avvenuto, perché di ciò informato da D’Angelo” e condanna la società. Poi la Corte sottolinea “la gravità della condotta posta in essere da D’Angelo, che, pacificamente, si è prestato alle richieste del gruppo ultras”, condotta “aggravata sia dal ruolo di security manager”. Ciò cozza con quanto sostenuto da Agnelli: “D’Angelo svolge il suo mestiere in modo impeccabile. Era responsabile della sicurezza prima e resta responsabile della sicurezza oggi”.