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 2018  ottobre 26 Venerdì calendario

Facebook multata di 500 mila sterline per Cambridge Analytica

Due colpi sono arrivati ieri contro Facebook, uno da Londra e uno da Strasburgo. Il primo è una multa di 500 mila sterline comminata dall’authority britannica sulla comunicazione (Ico) per lo scandalo Cambridge Analytica. Il secondo è una richiesta da parte del Parlamento europeo di effettuare un’ispezione per valutare il livello di protezione dei dati personali degli utenti. 
Quello che arriva dal Regno Unito è un duro colpo dal punto di vista dell’immagine per la società di Mark Zuckerberg, ma da quello economico è appena un graffietto: l’azienda di Menlo Park nel 2017 ha realizzato oltre 40 miliardi di dollari di entrate.
Si tratta della multa più alta che l’authority poteva stabilire per legge, essendo la violazione stata compiuta prima dell’introduzione, nel maggio scorso, di una nuova e più severa direttiva europea sulla privacy, la Gdpr. Se quest’ultima fosse entrata in vigore prima, l’ammenda sarebbe stata di circa un miliardo e mezzo di dollari, ha sottolineato lo stesso Ico.
La motivazione
L’authority ha stabilito che il social network consentì, «fra il 2007 e il 2014», l’accesso ai dati «senza il chiaro consenso degli utenti», inclusi oltre un milione di britannici. Grazie a una falla nel sistema, lo sviluppatore, Aleksandr Kogan, riuscì a far installare a 300 mila persone un’app che rubava sia i loro dati che quelli dei loro contatti, permettendogli di raccogliere i profili di 87 milioni di persone in tutto il mondo. Inoltre, anche dopo che lo scandalo venne alla luce, nel dicembre 2015, «Facebook non ha fatto abbastanza» per rimediare a questa fuga di informazioni personali, accusa il rapporto. 
«Pur essendo rispettosamente in disaccordo con alcune delle conclusioni della decisione, abbiamo già detto che avremmo dovuto fare di più per indagare sulle accuse a Cambridge Analytica e prendere provvedimenti nel 2015», ha ammesso un portavoce dell’azienda, che ha il diritto di ricorrere contro la multa.
Fu Zuckerberg in persona a chiedere scusa davanti al Congresso Usa, senza però convincere pienamente di essere ora in grado di fornire un servizio sicuro. In una risoluzione non legislativa adottata ieri per alzata di mano, Strasburgo ha chiesto allora di consentire agli organi Ue di effettuare un audit completo per valutare il livello di protezione e sicurezza dei dati personali. L’azienda, secondo il Parlamento europeo, ha violato non solo la fiducia dei cittadini europei, «ma anche il diritto dell’Ue».