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 2018  ottobre 25 Giovedì calendario

Un incidente ogni tre giorni nelle sale parto degli ospedali

È che alla fine una non sta tranquilla nemmeno in sala parto. E mica perché il travaglio spaventa un po’ tutte, anche le più preparate. Ci sono le contrazioni, signora-respiri-più-forte, mesi d’attesa che si concretano in quelle ultime ore. Ma in gravidanza ci possono essere anche i ?sinistri?. Termine brutto, vero. Termine tecnico, cavilloso. Da assicuratori. Ed è proprio la AmTrust, una delle principali sigle assicurative del settore medico, che scatta la fotografia dei nastri rosa e azzurri del Paese. I ?baby case?, ossia gli incidenti che avvengono dentro le mura di ostetricia e di ginecologia dei policlinici italiani, riguardano lo 0,81 per mille delle nascite tricolori. Significa che ogni mille parti uno va storto. Numeri piccoli, per carità, ma non insignificanti: perché in quello zero virgola c’è la vita di un bimbo, e su queste cose resta poco di cui scherzare. Dal 2010 al 2017, dice AmTrust, sono stati denunciati oltre 900 casi in almeno 138 strutture del Servizio sanitario nazionale: praticamente uno ogni tre giorni.

RISARCIMENTI
A Vipiteno (Bolzano) pochi mesi fa i genitori di un bambino che, per un errore in sala parto, ha riscontrato dei danni celebrali permanenti, hanno chiesto un risarcimento alla Asl locale di cinque milioni di euro. Stessa cifra che ha deciso il tribunale civile di Rovigo lo scorso settembre per risarcire una bambina nata cerebrolesa e la madre che la sta crescendo. A Cosenza (è ancora cronaca di questi mesi) l’assegno di scuse di turno, che verrà staccato in quattro rate entro il marzo del 2021, ammonta a 1,9 milioni di euro e copre sia il danno biologico che quello morale per una piccola nata con qualche disturbo che si poteva evitare. Sotto quella dicitura asettica e impersonale (?sinistri?, appunto) rientrano gli errori che provocano un’invalidità permanente o parziale al nascituro, nei casi più sfortunati addirittura la morte. C’è la somministrazione di farmaci sbagliati, ci sono le manovre non svolte in maniera corretta. Ma ci sono anche calcinacci che crollano dal soffitto (succede, succede: ospedale San Paolo di Milano, settembre 2018) e lampade che si staccano dalla parete (ospedale Maggiore di Lodi, luglio 2018). Chiariamo subito però: questi incidenti veri e propri rientrano nelle statistiche di AmTrust solo quando, e se, feriscono qualcuno (e non è il caso né del San Paolo né del Maggiore). I policlinici più interessati ai ?baby case? sono quelli universitari (che segnalano, a testa, circa 1,9 casi del totale), le più virtuose sono le cliniche del Nord (0,6 casi a struttura) e nel Sud la media è di 0,94.

CASI DELICATI
Va comunque segnalato, una buona notizia non fa mica male, che rispetto alle rilevazioni precedenti la situazione è nettamente migliorata: nel 2017 l’incidenza dei ?sinistri? in esame si è più che dimezzata rispetto all’anno precedente (quando toccava quota 1,8 casi ogni mille nascite). Le denunce, tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi scattano a distanza di anni: i picchi massimi di lamentele e richieste di indennizzo, cioè, avvengono quando i bambini hanno già quatto o cinque anni. «In quel periodo, che poi è quello della scuola, possono manifestarsi disturbi che prima non era possibile osservare», spiegano gli esperti di AmTrust, «i casi più delicati e complessi, che sono circa il 13%, possono insorgere anche intorno ai dieci anni». «Da sempre ginecologia e ostetricia sono tra le specialità mediche sulle quali riceviamo più segnalazioni», commenta Tonino Aceti, presidente del Tribunale dei Malati. «Anche noi riscontriamo una contrazione nel numero delle richieste», continua, «i presunti errori terapeutici nel 2016, cioè nel nostro ultimo report, in questa branca della medicina toccano l’11% del totale, quelli diagnostici il 12,4%. La diminuzione si spiega con le scelte recenti di qualificare i punti nascita, specializzando i presidi e l’assistenza qualificata». «Generalmente», chiosa Aceti, «posso aggiungere che il 30% delle segnalazioni riguardano poi le condizioni delle strutture ospedaliere: i tagli al settore che, negli anni passati, sono stati fatti di certo non aiutano».