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 2018  ottobre 20 Sabato calendario

L’eterno ritorno di Berlusconi: «Questo governo è una comica»

«Un Berlusconi dei bei tempi, completo di sorrisi, selfie, battute, predellino, folle adoranti e ottimismo. Saranno le cure rigeneranti del mago Chenot nella beauty farm di Merano, o le risse degeneranti del duo Di Maio-Salvini, ma l’ex Cavaliere appare in ottima forma. L’occasione dell’ostensione è la chiusura della campagna elettorale di Forza Italia per le provinciali del Trentino Alto-Adige: ieri l’altro a Trento, ieri a Bolzano. Qui l’appuntamento è fissato nella periferia “italiana” della città, là dove Bolzano diventa improvvisamente Rovigo, alla “Baita”, una cara vecchia osteria con la vendita di vini sfusi e gli alpini davanti al quartino, fra una macelleria e un’impresa di pompe funebri. Poco glamour, insomma, e nemmeno nei presenti, qualche centinaio, dove predomina la terza età. Appuntamento alle 16, ma alle 17.40 il caro leader non si è ancora appalesato per misteriose “telefonate internazionali” da fare. A scaldare gli astanti che iniziano a dare segni di impazienza provvede con la sua oratoria strillatissima la pasionaria azzurra locale, Michaela Biancofiore. Però stavolta la Giovanna d’Arco delle Dolomiti, più che gli inciuci fra Svp e Pd, attacca la Lega traditrice, «non è una felpa con scritto Bolzano che fa la differenza». Ma forse funzionano meglio le castagne, anzi «le castagne di Forza Italia!» (sempre lei), del resto ton sur ton con i capelli di Silvio che in questo periodo sfumano su un colore marron glacé. 
Poi arriva lui e scatta la vecchia magia, perfino con cori di “Sil-vio! Sil-vio!”. E Sil-vio è oggettivamente bravissimo. Per gli anziani, un mito. A uno che lamenta gli acciacchi da dietro il girello spetta perfino la battuta del giorno: «Eh, a chi lo dice. Anch’io, con l’età... Certe notti dopo la terza mi addormento». Variante per mamma preoccupata per il figlio in cerca di lavoro: «Io prima di decidermi a fare l’imprenditore di mestieri ne ho provati ventidue», e qui forse urge aggiornare la già mirabolante biografia berlusconiana.
E se parlassimo di politica, presidente? Prontissimo. Per lui che di Consigli dei ministri ha una certa pratica, infilzare i pasticci del premier Conte I è, come direbbero gli inglesi, sparare a un uccello seduto: «Questo governo sembra una comica. La manina? Ma no, nessuna manina. Il testo del decreto l’hanno letto, quindi erano distratti oppure non l’hanno capito. Certo che così facciamo una brutta figura in tutta Europa. I miei amici del partito popolare mi telefonano preoccupati. In Europa siamo isolati, anzi soli. Distruggere l’Unione sarebbe un disastro. Non è solo il nostro presente, ma anche il nostro futuro». Poi spiega, e anche qui l’esperienza aiuta, tutto il circolo vizioso dello spread («Ci costerà 18 miliardi in tre anni») e accusa i gialloverdi di mirare allo Stato etico di infausta memoria: «Siamo all’anticamera della dittatura, sento un’atmosfera pesante. Iniziano a essere a rischio le nostre libertà, oltre che il nostro benessere. Sono molto, molto preoccupato». Vabbé, ma quanto potrà durare questo governo? E qui, secondo battutone: «Non so, adesso che ore sono?» Ah, ah, ah. «No, non posso prevedere quanto reggerà. Spero solo che cada presto, prima che possa fare altri danni».
Bando alle malinconie. Meglio un bel giro fuori programma nel centro di Bolzano, via Portici, piazza Walther, tutto così lindo e pinto che sembra appena uscito dal Dixan. E qui, ancora, il bollettino dell’accoglienza segnala entusiasmi magari non strabordanti ma nemmeno ostilità. Berlusconi, come certi revenants democristiani, sembra uno di famiglia, lì da sempre, un pezzo di storia ormai al di là del bene e del male. Più che un padre, un nonno della Patria. Ammonisce il «giovanotto» appena selfato a togliersi l’orecchino, riceve un mazzo dal fioraio pakistano, assaggia la birra del banchetto tedesco, entra in libreria e in farmacia, scherza con una comitiva di turisti austriaci eccitatissimi. Da segnalare appena una screanzata, sicuramente comunista, che fa battute su Ötzi, la mummia alpina conservata poco più in là, ma anche tre o quattro passanti che dicono che, tutto sommato, alla fin fine, pensandoci bene, «rispetto a questi» Silvio non era poi così male. A far politica serve tutto, anche la nostalgia.