Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  ottobre 20 Sabato calendario

Ritratto di Salvatore Mannino, l’imprenditore che ha perso la memoria

PISA Il 19 settembre, un mercoledì come tanti altri, Salvatore Mannino, ex dirigente d’azienda e imprenditore, si è alzato come al solito cinque minuti prima delle sette. Ha salutato la moglie, ha accompagnato i figli a scuola, ha parcheggiato l’auto a Pontedera e ha raggiunto, non si sa come e perché, Edimburgo. Poi qualcuno o qualcosa ha cancellato i ricordi di 52 anni della sua vita. Lo hanno trovato il giorno dopo, senza memoria, sul pavimento della cattedrale di St. Giles.
Ha dimenticato tutto, Salvatore, persino la sua lingua. «Si esprime in un inglese infantile e non dice una parola d’italiano», raccontano gli psichiatri dell’ospedale di Edimburgo che giudicano quell’uomo un caso clinico.
Nella capitale scozzese giovedì sono arrivati la moglie Francesca e il figlio maggiore Filippo, 18 anni, studente di ingegneria aerospaziale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Era stato Filippo a decifrare il messaggio codificato con due sequenze numeriche (che corrispondevano alle parole «perdonami» e «scusa») che il babbo gli aveva lasciato prima di scomparire per quasi un mese.
Madre e figlio hanno incontrato Salvatore mentre camminava lungo i corridoi del reparto di psichiatria. Fisicamente sta bene. Lui li ha guardati negli occhi ma non li ha riconosciuti. Ieri gli psichiatri hanno fatto un ultimo tentativo. Hanno detto alla moglie Francesca, professoressa di inglese in un liceo della provincia di Pisa, di stare tutto il giorno vicino al marito. Ma non ci sono stati progressi. «Who are you?», ha ripetuto Salvo alla moglie. La signora Francesca ha anche portato con sé alcune foto dei figli e le ha mostrate al marito parlandogli in inglese. «Questi sono i tuoi figli», gli ha detto scandendo i loro nomi. Salvatore ha scosso la testa e ha risposto di non conoscere nessuno.
È davvero uno strano caso quello che si sta consumando tra Lajatico, in provincia di Pisa, ed Edimburgo. Iniziato con il giallo della sparizione dell’uomo e adesso trasformatosi in una storia incongrua, nella quale la polizia scozzese non riesce a districarsi; un mistero anche per i carabinieri di Pisa che stanno svolgendo indagini e aspettano che l’uomo rientri in Italia. Che non è poi cosa così semplice.
«Mannino da quasi un mese è considerato un paziente psichiatrico – spiega l’avvocato della famiglia, Ivo Gronchi – e le autorità sanitarie scozzesi hanno bisogno di garanzie da quelle italiane per un possibile rientro, con un’assistenza specifica». I medici scozzesi confermano: «Non riconosce ancora i familiari e dunque non è in grado di fare un viaggio con loro».
Mannino è stato identificato dalle autorità scozzesi soltanto mercoledì sera grazie ai tatuaggi sul braccio sinistro (parole scritte in ideogrammi orientali) e sulla spalla destra. C’è un particolare che gli investigatori ritengono di un certo interesse. Salvatore Mannino, prima di diventare imprenditore aprendo un’agenzia di servizi infermieristici per l’assistenza domiciliare a Fucecchio, era stato direttore di un Pam a Prato. Il supermercato si trova in via Pistoiese, nel cuore della Chinatown della città toscana, dove vivono dai 30 ai 50 mila cinesi. E a Prato si racconta che qui non è difficile ottenere nuove identità e sparire nel nulla, come forse avrebbe voluto fare Salvatore. Ma poi è accaduto qualcosa e l’uomo, poche ore dopo essere arrivato a Edimburgo, è stato trovato svenuto nella cattedrale. Derubato di qualche soldo, forse. E della memoria.