Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  ottobre 20 Sabato calendario

Anche Cenerentola è politicamente scorretta

Cenerentola? Aspetta il riccone di turno. La sirenetta? Rinuncia alla sua voce per un uomo. Biancaneve? La baciano senza permesso. Due attrici accusano le eroine delle favole di essere diseducative. E non solo loro NEW YORK Un giorno il mio principe verrà, cantava Biancaneve. Ma è meglio che non si presenti a casa di Keira Knightley: potrebbe beccarsi un sonoro ceffone. Cenerentola, Aurora, la sirenetta Ariel: a dare il via al #MeToo delle principesse Disney è un’intervista concessa dall’attrice britannica alla regina dei salotti della tv americana Ellen DeGeneres. Presentando il nuovo film di cui è protagonista, Lo Schiaccianoci e i quattro regni, adattamento del celebre balletto, le ha confidato che certe eroine dei cartoon non le vanno giù. E a sua figlia Edie, 3 anni appena, non vuol farle scoprire: «Cenerentola passa la vita ad aspettare un riccone che la salvi senza mai provare a salvarsi da sola. La Sirenetta rinuncia alla sua voce per andare dietro a un uomo. Messaggi sbagliati. A casa mia non li faccio entrare». E pazienza se anche il suo ultimo film è targato Disney, proprio come la celebre saga dei Pirati dei Caraibi a cui deve la carriera. Per Keira non tutto il catalogo è da buttare: «Decido caso per caso». Eroine come Mulan, Elsa di Frozen, e ovviamente la pesciolina Dori la cui voce è proprio quella di Ellen DeGeneres sono, insomma, «modelli positivi». Nella sua scelta Keira è tutt’altro che sola. Kristen Bell, la Veronica Mars della tv che ha prestato la sua voce a un altro personaggio Disney, Anna di Frozen, alla rivista Parenting rivela di usare il cartoon di Biancaneve, vecchio di 80 anni, per spiegare ai figli Lincoln e Delta, di 5 e 3 anni, cosa non fare: «Ad esempio, mai accettare cibo dagli sconosciuti». Ma è la questione del consenso a turbarla di più: «Il principe bacia Biancaneve addormentata senza sapere se lei glielo avrebbe permesso. Questa cosa non si fa». Sui social, naturalmente, si è già scatenato il finimondo: fra chi accusa le attrici di essere “bacchettone” e chi le difende. In realtà la polemica sul messaggio “scorretto” delle principesse Disney in America è tutt’altro che nuovo: affrontato già nel 2011 della scrittrice Peggy Orenstein nel bestseller Cinderella ate my daughter, (Cenerentola si è mangiata mia figlia), che per primo denunciò la questione degli stereotipi sessuali in giocattoli e cartoon. Ma nell’era del #MeToo la questione assume un senso diverso. E in un paese dove il 77% delle donne e il 35% degli uomini ammette di aver subito abusi va a toccare un nervo scoperto. Come evitare di far cadere dunque le bambine in un Complesso di Cenerentola – già il libro di Colette Dowling trent’anni fa affrontava quel bisogno tutto femminile di voler dipendere da qualcuno – un po’ troppo precoce? «È un errore pensare che cresceranno più consapevoli solo perché si proibisce loro qualcosa», dice Peggy Orenstein a Repubblica. «Ma allo stesso tempo dobbiamo fornire strumenti critici. Far notare che certe cose non sono accettabili. Purtroppo l’idea di girl power degli anni Novanta, per cui l’abilità era alla base dell’autostima, è stata distorta e piegata a esigenze di mercato. Per le bambine costruirsi liberamente un’identità è più complicato». Le conseguenze? «I problemi iniziano quando le piccole principesse crescono». Secondo numerose ricerche, infatti, più ci si addentra in un certo tipo di cultura, più essere belle e sexy diventa importante. L’American Psychological Association sottolinea che l’enfasi posta da certi personaggi sull’immagine rende le bambine più vulnerabili agli stereotipi. Mentre per uno studio pubblicato su Science nel 2017 quelle molto esposte all’immaginario “principesco” tendono a credere che i maschi siano più brillanti e talentuosi delle femmine. «È il messaggio della Bella e la Bestia: se sei disponibile e gentile quanto basta, anche una bestia diventa principe». Una conclusione con cui non tutti sono d’accordo. Secondo Jerramy Fine, autrice del saggio In defense of the Princess: How plastic tiaras and fairytale dreams can inspire smart, strong women le principesse Disney sono semmai “eroiche e determinate, vero esempio di girl power». Sostenere il contrario, scrive, è sbagliato: “Fa sentire le bambine a disagio con la loro femminilità”. A casa Disney, va detto, sul tema lavorano già da un pezzo: e di cartoon in cartoon le eroine femminili sono sempre più forti, indipendenti e culturalmente diverse, dalla samoana Moana all’afroamericana Tiana di La principessa e il ranocchio. Le cose sono andate così avanti, anzi, che ormai a ironizzare sugli stereotipi sono le stesse principesse, come nel sequel di Ralph Spaccatutto, che arriva nei cinema a novembre, dove la protagonista Vanellope von Schweetz se ne lamenta con le amiche Rapunzel, Alice e Pocahontas: “La gente pensa che tutti i miei problemi siano stati risolti solo perché si è presentato un uomo grande e forte”. Sì, un giorno il mio principe verrà: e andrà in cucina a lavare i piatti.