La torta alta quasi come lui non se l’aspettava.
«Ma la cosa più sorprendente nella folla è stata la presenza dei giovani». Neo cittadino onorario di Pompei, che l’ha festeggiato in piazza, valigia pronta — c’è sempre un aereo da prendere — Alberto Angela ha l’agenda di Trump. Ma un bilancio dei sabato sera su Rai 1 all’insegna della cultura (domani l’ultima puntata di Ulisse- Il piacere della scoperta è dedicata alla principessa Sissi) è obbligatorio. «Per prima cosa ringrazio il pubblico. Questo esperimento è stato importante perché ha indicato una strada e ha dimostrato che c’è un pubblico curioso, pronto all’ascolto. È stata una rivoluzione, nessun servizio pubblico europeo sceglie questo tipo di offerta il sabato sera».
Angela, cominciamo da Pompei?
«Ci tengo a dire che non ho scoperto niente: nel mio libro, scritto quattro anni fa, parlavo dell’eruzione e della data anticipata perché condividevo umilmente l’opinione di molti studiosi. Ma niente a Pompei è definitivo, quell’iscrizione a carboncino risale al 17 ottobre.
Se poi credessi alle coincidenze…».
Perché dice così?
«È la data in cui sono diventato cittadino onorario di Pompei… Scherzo. Il bello di questo sito è che racconta una storia infinita, ancora tutta da scrivere».
Cos’ha rappresentato portare "Ulisse" su Rai 1 il sabato?
«Una bella sfida. La Rai ha avuto una grande intuizione e coraggio ad aprire questa oasi di cultura in una serata da sempre destinata ad altro. Si è fidata degli italiani, il merito è tutto del pubblico.
Andavo in onda il sabato anche su Rai 3, ma è diverso. Approdare su Rai 1 è stata una straordinaria opportunità».
La serata sulla Memoria ha aperto un confronto sui social.
Se l’aspettava?
«È stato emozionante. Fin dall’inizio sapevamo di voler raccontare la Shoah. Sì, puoi aver letto i libri. Ma quando entri nei vagoni, visiti i campi di sterminio, vedi la montagna di scarpe, resti annichilito. Ti porti dentro una profonda sofferenza.
Era nostro dovere far capire che non bisogna dimenticare questi orrori, perché possono tornare.
È una lezione della storia: se non ne parli, tutto si dimentica».
Invece i ragazzi ne hanno parlato molto.
«È un segnale di speranza.
I ragazzi nascono con la voglia di sapere, viaggiano e s’informano, hanno tutti i mezzi per farlo.
Ma in tv seguono certi temi perché c’è bisogno del racconto, di qualcuno che li guidi».
Una puntata sul passato ma attuale, la più politica.
Lei però non vuole sentir parlare di politica. Perché?
«Tendo a stare lontano dalla politica e dai politici il più possibile. A me interessa diffondere la cultura. Io dico che quella puntata riguarda l’umanità, parla di un popolo deportato con l’unica colpa di far parte di una cultura e una religione diversa. Questo dovrebbe farci ragionare quando le persone sono additate come "diverse"».
Sta già pensando al nuovo "Ulisse"?
«Non faccio progetti.
Ora sto lavorando sulla prossima serie di Meraviglie- La penisola dei tesori ».
La Rai sta cambiando i vertici: è preoccupato per il futuro?
«Spero di poter fare il mio lavoro senza ingerenze, sono sempre stato libero di scegliere i temi e di trattarli come credevo meglio».
Cosa vuol dire fare divulgazione?
«Rispettare chi è a casa cercando di dare qualcosa in più a chi non ha la possibilità di fare approfondimento».
Suo padre che le dice?
«La cosa più giusta è che lo chieda a lui».
E lei cosa dice a sé stesso?
«Che mi sento onorato di poter portare la cultura agli italiani nel sabato sera che una volta era di Walter Chiari e di Mina. Mi sento piccolo piccolo rispetto ai giganti».
La rivoluzione del sabato a cosa porterà?
«Si è aperta una nuova epoca.
Siamo andati in missione in un territorio sconosciuto.
Si è percepita, da parte della gente, la necessità di una televisione credibile, affidabile, e guarda caso è avvenuto con l’esplosione del web. Le due cose sono collegate, riguardano la maturità del pubblico e l’impatto sui giovani: nell’era del web si può comunicare diversamente».
Che peso hanno gli ascolti?
«Per me il grande risultato è stato andare in onda. Lo share è una specie di semaforo ma il valore è fare un programma che parli a tutti».
Com’è cambiata la sua vita?
«Sono sempre in giro, faccio le tre di notte per scrivere. Ho scoperto una donna pazzesca, intelligentissima: non ce ne sono altre come lei».
Finalmente una notizia: rompiamo la proverbiale riservatezza?
«Parlo di Cleopatra, protagonista del mio nuovo libro. Una donna con la capacità di interloquire con Cesare, Marco Antonio, Ottaviano, che vive in un momento cruciale a Roma dalla Repubblica all’Impero, moderna in tutto e per tutto, di cui si conoscono scene di gelosia magnifiche. Unica. O forse no… Anche Elisabetta d’Inghilterra ha una bella personalità».