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 2018  ottobre 19 Venerdì calendario

Riscopriamo la fucsia dalla sobria eleganza

D’accordo che non siamo nell’Irlanda del sud, con le sue umidità perenni e la rassicurante corrente del Golfo, ma perché non provare anche noi a coltivare le fucsie più rustiche, quelle che oltremanica vengono chiamate 
winter hardy
? Laggiù, come è noto, non sono soltanto piante da giardino, ma ormai inselvatichite formano grandi siepi ai margini di boschi e di campi, fiorite da luglio a ottobre inoltrato. 


In fondo le risorse del giardino autunnale non sono poi molte, soprattutto in quanto ad arbusti, e le fucsie hanno dalla loro una sobria e noncurante eleganza, fatta di fiori, di bacche, di colori del fogliame, in linea con le atmosfere di stagione. L’avevano capito i nostri vecchi, che un tempo qui al nord usavano piantarle nelle zone dei laghi, dove il clima era più mite e l’acqua non mancava. Senza tuttavia esagerare, perché l’umidità eccessiva e i cattivi drenaggi possono essere letali. Ormai desuete, decimate dai geli del gennaio 1985 e del febbraio 2012, varrebbe la pena riproporle in grossi vasi, riparabili in ambienti luminosi e non troppo freddi, avendo cura di mantenere il terriccio ricco e fresco. 
Una generosa pacciamatura saprà proteggere le radici e può darsi che tutta la parte aerea scompaia per ributtare in primavera, crescendo così speditamente da garantire comunque la fioritura estiva. 
Quello delle fucsie è un mondo variegatissimo sul quale gli ibridatori si sono buttati a capofitto, sin dal loro arrivo in Europa verso la fine del Seicento grazie a Charles Plumier, mandato nelle americhe meridionali dal Re Sole alla ricerca della pianta del chinino. Quasi tutte le fucsie winter hardy sono più o meno direttamente imparentate con la Fuchsia magellanica, quella dei colibrì per intenderci, che per l’appunto proviene da quelle terre fredde e inospitali in cui si incontrano gli oceani, dove il Cile e l’Argentina diventano Patagonia. 
A mio giudizio più è evidente la discendenza più è gradevole l’aspetto: i fiori lunghi e stretti, poco fronzoluti e pressoché uniformi di colore, simili a quelli della specie botanica, sono di gran lunga i miei preferiti. La Fuchsia magellanica Corallina ha calice e sepali rosso fuoco, petali blu scuro e un portamento leggermente ricadente e vistosamente elegante, e la F. m. Riccartonii, quella dei selvatici irlandesi, è la più robusta di tutte. 
Tra ibridi e cultivar è facile perdersi, i nomi sono tantissimi e le somiglianze marcate. Un aiuto valido può arrivare dal Giardino delle Essenze Perdute, vivaio di Busto Arsizio specializzato nel genere. Da oggi e fino a domenica ne proporrà al Castello di Masino un’insolita selezione.