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 2018  ottobre 19 Venerdì calendario

Il Giappone investirà solo con spread sotto 400

Più titoli italiani a scadenza piuttosto ravvicinata, fino a 2 anni, e meno decennali; meno esposizione complessiva ma finora senza eccessive apprensioni; ampie richieste di chiarimenti e soglia dello spread a 400 come limite psicologico oltre il quale diventerebbe ben più difficile acquistare. È l’atteggiamento degli investitori finanziari giapponesi nei confronti dell’Italia, così come delineato da Takeshi Imatoki, presidente e branch manager per l’Italia di Nomura. «Per la verità, in questi giorni abbiamo avuto anche molte richieste di organizzare incontri a Roma, presso Tesoro e Banca d’Italia, da parte di investitori nipponici che sono attratti dai più alti rendimenti dei bond italiani», afferma Imatoki: se qualche istituzione ha già alleggerito il suo portafoglio di Btp, altri pensano che, dopotutto, se non succedessero sfracelli potrebbero ottenere dai titoli Italiani quei rendimenti attraenti che stanno disperatamente cercando. Per il momento, aggiunge il dirigente di Nomura, non c’è il fuggi-fuggi, ma «il momento delicato si profila verso fine mese: se i termini dell’eventuale declassamento del debito italiano da parte di Moody’s e S&P’s dovessero spingere lo spread oltre quota 400 o fin verso 500, allora diventerebbe impervio comprare». Se pure ritiene solidi i fondamentali dell’economia italiana, Nomura è tra coloro che ritengono troppo ottimistiche le stime governative sul Pil 2019. Generale è poi la tendenza a concentrarsi su acquisti di titoli a scadenze brevi: «Non dimentichiamo che molti investitori giapponesi tengono i titoli fino alla scadenza…». Come dire: non è più chiaro come sarà l’Italia e l’Europa tra dieci anni. «Dal punto di vista giapponese, che guarda all’insieme dell’Europa, al momento la preoccupazione principale resta la Brexit», osserva Kenjiro Harada, direttore M&A della filiale di Londra del colosso bancario MUFG. Un evento che, anticipa Imatoki, porterà a un aumento del 20% del personale di Nomura in Italia, con lo spostamento da Londra a Milano di funzioni relative a Paesi dove non ci sono uffici del gruppo. All’assemblea dell’Italy-Japan Business Group i a Napoli, i timori di instabilità finanziaria facevano comunque da sfondo molto sfocato al l’entusiasmo per le prospettive di rafforzamento dei rapporti commerciali e di investimentolegati alla vicina entrata in vigore dell’Economic Partnership Agreement tra Giappone e Ue. Bene anche l’M&A, visto che si dava per scontata una prossima maxiacquisizione in Italia: Magneti Marelli dovrebbe finire a Calsonic Kansei (Kkr). L’Epa è stato definito come una svolta “epocale” in direzione del libero scambio. In effetti, sul trentesimo compleanno del forum bilaterale degli imprenditori aleggiava il senso di un cambiamento storico: l’IJBG nacque nel 1989, su iniziativa di Umberto Agnelli, come camera di compensazione e dialogo con il mondo giapponese, ai tempi in cui la Fiat era in prima linea del favorire il prolungamento delle quote numeriche all’import di auto made in Japan. E ora tutti plaudono al fatto che le auto giapponesi in futuro entreranno a dazio zero.