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 2018  ottobre 18 Giovedì calendario

Vincenzo Mollica: «Scrivo aforismi sui social network. Ma sempre senza offendere nessuno»

“Non ho mai rilasciato interviste, anche se c’è chi ha provato a far passare per tale una semplice conversazione. Credo che il mio compito sia quello di porre domande, non di dare risposte”. Vincenzo Mollica, più che volto, microfono storico dei servizi sulla cultura e gli spettacoli di Rai1, il suo ruolo lo interpreta con assoluta fedeltà da anni. Anche ora che si mette un po’ più in mostra su Instagram e Facebook con immagini, foto e ricordi, oltre a brevi frasi come richiede il mezzo.
Le stesse che da oggi si possono leggere in Scritto a mano pensato a piedi nella raccolta “aforismi per la vita di ogni giorno”.
Perché gli aforismi?
Perché mi sono sempre divertito a scriverli, mi piacciono molto quelli in rima perché ti regalano sorprese e ti permettono di fare una sintesi: mi ricordano il Corriere dei piccoli. Sono frasi che ho composto negli ultimi tre anni, da quando mi è diminuita molto la vista e scrivere e leggere è diventato molto complicato. Li metto su Internet e mi diverto a leggere i commenti.
Che tipo di commenti sono?
Tutti molto simpatici, anche perché i miei sono riflessioni, frammenti di racconti che avrei voluto scrivere.
Lei è famoso per essere l’ultimo degli ottimisti. Invece questi aforismi sono molto caustici.
Mah, sono dei miei pensieri anche di fatti raccolti durante la mia vita.
La notizia quindi è che Mollica ha pensieri negativi.
C’è solo una notizia: che penso e mi confronto con le cose che ‘la testa ti fa dire’ come direbbe Camilleri. Con l’arma dell’ironia. Non ho mai lanciato strali contro nessuno.
Ironicamente colpisce alcune categorie, come opinionisti tv e intellettuali.
Mi riferisco a tutti quelli che straparlano. Non mi sono mai piaciuti. Le vere persone colte sono quelle che si esprimono con semplicità ed efficacia. Quando le parole alzano una grande nebbia, significa che dietro c’è poco da dire.
Cito un aforisma: “Solo gli stolti si credono colti”.
È vero. Una delle persone più colte che ho conosciuto nella vita è stato Federico Fellini. Non ha mai ostentato le sue conoscenze, nonostante abbia rivoluzionato il cinema italiano.
Fellini è uno dei pochi nomi che cita in questo libro.
Fellini mi ha regalato la sua amicizia, ed è lui che mi ha insegnato tanto del mio lavoro anche perché era lui stesso un giornalista. Il suo più grande insegnamento è stato: ‘Ricordati Vincenzo che è la curiosità che mi fa svegliare la mattina’. Poi ho capito che è questo il senso del mio lavoro.
Poi c’è Alda Merini
La sentivo sempre, anche più volte al giorno. Lei mi ha regalato il privilegio di dettarmi le sue poesie, di farmi sentire l’emozione della nascita dei suoi versi. L’anno prossimo farò uno speciale su di lei. Ho registrato 13 cassette durante i nostri incontri. Ma dopo la morte di Alda non ho avuto il coraggio di rivederle. Quando l’ho fatto, ho capito che erano un grandissimo tesoro: lei era un fuoco d’artificio.
È Mina. L’ha più rivista da quando si è ritirata?
Sì, qualche anno fa. È la cantante che ho amato di più nella mia vita.
Ci svela qualcosa di quell’incontro?
Non ho l’abitudine di raccontare gli incontri privati.
Ecco. Sempre corretto. Fin troppo buono. Da questo suo tratto distintivo hanno coniato il “mollichismo”: parlare sempre bene di tutto e tutti.
Accetto la critica, ma non credo che sia una colpa. Mi piace il giornalismo che si fa racconto e in genere racconto le cose che mi appassionano e che mi piacciono, quindi perché dovrei parlarne male. E poi, ci vuole rispetto le persone che si ha la fortuna di incontrare. Mi occupo di ciò che mi piaceva fin da piccolo: cinema, teatro, libri e fumetti. Sono fortunato.