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 2018  ottobre 18 Giovedì calendario

La rivincita della castagna

Il futuro della castagna in Italia ha bisogno di persone come Andrea Elmi, che nella cucina del Rifugio Alpi Apuane di Careggine, in provincia di Lucca, sperimenta nuovi accostamenti. Prepara, ad esempio, una pasta aglio, olio, peperoncino e castagne, che vengono «bollite, poi spezzettate grossolonamente e messe in infusione nell’olio caldo, con aglio, peperoncino e acciuga» racconta. Tra i suoi dolci ci sono cannoli di farina di castagne con ricotta all’abete e polline.
Secondo Coldiretti, quest’autunno il raccolto di castagne in Italia sarà superiore ai 30 milioni di chili, in aumento dell’80% rispetto a cinque anni fa, quando era crollato al minimo storico a causa della strage provocata dal cinipide, un insetto arrivato dalla Cina. Siamo ancora lontani dai numeri del passato (nel 1911 la produzione ammontava a 829 milioni di chili), ma tanti giovani come Elmi, classe 1979, oggi lavorano al recupero di questa coltura in Toscana come in Trentino. Qui, grazie al progetto Alpfoodway, è stata promossa la candidatura Unesco della cultura alimentare alpina. Tra le eccellenze da valorizzare spicca la castanicoltura della Valsugana.
I numeri dell’inventario forestale nazionale dicono che i castagneti in Italia occupano quasi 800mila ettari. Le regioni più ricche sono Campania, Toscana, Piemonte, Calabria e Liguria, e in ben sei sono riconosciute produzioni Dop o Igp legate alla castagna ( Campania, Toscana, Piemonte, Veneto, Emilia- Romagna e Lazio).
È saltata una generazione, ma oggi tanti trenta- quarantenni investono di nuovo in questo frutto. Come Fabio Bertolucci, fornaio classe 1981, che a Casola in Lunigiana in provincia di Massa Carrara, produce la Marocca, un pane fatto al cinquanta per cento con farina di castagne. Dal Duemila è presidio Slow Food. «Ho iniziato a 22 anni, con la ricetta delle anziane di Regnano, la frazione dove vivo. Panifico solo Marocca perché è un prodotto che mi dà la possibilità di lavorare al recupero del territorio». Bertolucci ha preso in affitto un castagneto, di cinque ettari, e ne ha puliti uno e mezzo: la Marocca alimenta un’economia virtuosa, che rimette in produzione le selve castanili. Il suo Forno in Canoàra consuma fino a 30 quintali di farina di castagne all’anno. E innova: oltre alle tipiche pagnottelle da mezzo chilo sforna «filoncini da 300 grammi, più semplici da tagliare per la ristorazione, " schiaccini", cioè focaccine che ricordano il pane per gli hamburger, e praline da 10/20 grammi, da aperitivo».
A quindici chilometri da Regnano, a Fazzano di Fivizzano, anche Alessandro Cagnasso è impegnato nel recupero di castagneti. Classe 76, è arrivato in Lunigiana dalla provincia di Parma. «Nel 2006 per prima cosa abbiamo subito ricostruito il tetto del metato, l’essiccatoio: appena si è saputo che c’era un impianto in funzione, gli anziani raccoglitori hanno iniziato a portare le castagne. In 15 giorni, sono arrivati 84 quintali».
La raccolta si fa da inizio ottobre. Nei metati le castagne restano tra i 30 e i 40 giorni. Il calore costante le asciuga, e perdono i due terzi del peso. «La fase successiva è la cernita, piuttosto impegnativa. Si scelgono a mano i frutti migliori, stesi su un tavolo: è lì che fai la qualità del prodotto» racconta Cagnasso. Le castagne sono macinate oltre le Apuane, a Fabbriche di Vallico, dov’è in funzione un vecchio mulino ad acqua. «Per metà novembre ho la farina nuova» spiega. La vende (12 euro al chilo) a ristoranti, pasticcerie e a privati, attraverso la rete dei Gruppi d’acquisto solidale (Gas). Ne produce tra i 16 e i 18 quintali. A fiere ed eventi la Bucolika, così si chiama l’azienda di Cagnasso, propone uno street food a base di farina di castagne: sono i necci, ripieni di ricotta, ma anche di salsiccia cruda, una sua invenzione. Non è il solo: Francesco Piacentini, chef della Locanda di Mezzo di Barga, propone il burrito garfagnino, una tortilla elaborata usando farine locali di mais e di castagne. Usa quella prodotta dalle Tre Terre, una cooperativa di Fosciandora (Lu). «In un bosco pulito una persona può raccogliere 80-100 chili di castagne al giorno. Ai soci noi le paghiamo 90 centesimi al chilo — racconta il presidente, Francesco Pierotti —. Abbiamo iniziato due anni fa, e vediamo entusiasmo». Così gli anziani, che da 20 o 30 anni non facevano più i metati, oggi hanno qualcuno cui passare un sapere fondamentale.