È rimasto sorpreso dall’annuncio a Monza che Maranello non le avrebbe rinnovato il contratto?
«Francamente no. Anche perché sto da così tanto tempo in Formula 1 che ho imparato che nessuna cosa è certa. Come non lo è nella vita. Non è stata una decisione mia lasciare la Ferrari. Ma le cose vanno così, accadono, punto. E questa è una cosa che è accaduta, tutto qui, non cambia la mia vita, la mia vita va avanti. E non sono così triste».
Sempre a Monza: è arrivato secondo dopo la pole. Ha rimpianti per la sua gara o per non aver aiutato il suo compagno di squadra Sebastian Vettel a vincere?
«Nessuno, se non quello che né io né lui abbiamo vinto. Tornassi indietro, non farei niente di diverso. Io ho corso la mia gara, poi quello che dicono e pensano le persone di cosa avrei dovuto fare non mi riguarda».
Poi, a Suzuka l’incidente con Verstappen. La situazione per la Ferrari si è fatta molto complicata.
«Dopo il contatto con Max, la mia macchina ha riportato molti danni e da quel momento è stato tutto piuttosto difficile. È impossibile sapere quale sarebbe stata la nostra prestazione senza l’incidente. Un fine settimana difficile e deludente. Speriamo di affrontare Austin in una condizione più normale per combattere».
Lei è noto per non amare gli obblighi che ha con il contorno della F1: le conferenze stampa, le interviste, le chiacchiere.
«Confermo. Sempre stesse facce, sempre stesse domande: cambi paese in continuazione, arrivi in un luogo ed è come se non ti fossi mosso, ti chiedono le medesime cose della settimana precedente: le ragioni per cui una gara è andata come è andata sette giorni prima e le aspettative per quella che devi fare. Noioso e pesante dopo vent’anni. Io voglio solo correre».
Lei che è così riluttante a parlare di sé, come mai ha scritto un’autobiografia?
« Lo sconosciuto Raikkonen l’ha scritta un bravissimo autore, Kari Hotakainen, non io. Anzi, a dirla tutta non l’ho neanche letta. L’ho aiutato per due ragioni: la prima è che è un racconto che non ha a che fare con le gare, parla della mia vita in generale. La seconda è che comunque, anche se non fosse stata scritta, cose su di me la gente le scrive e le pensa lo stesso, giuste o sbagliate che siano, parlano di come vivo o come dovrei vivere la mia vita, quindi tanto valeva farlo noi».
Per dire tutta la verità?
«Sa, la verità è un’altra: a me interessa poco e niente se la gente apprezzerà il libro e le cose che ci sono scritte».
Non smentisce mai la sua proverbiale asciuttezza di parole, per questo lei è uno dei più amati?
«Per me, parlerei anche meno di quanto faccio adesso».
Iceman, lei è davvero così di ghiaccio?
«Probabilmente no. Ma alle persone piace avere un’opinione su tutto. A me no».
Lei è l’ultimo campione del mondo per la Ferrari, nel 2007, chi sarà il prossimo?
«Credo che Vettel avrà le sue chance, anche se adesso si è fatta molto dura. Ma questo non mi riguarda più, sarò un pilota di un altro team».
Antonio Giovinazzi come compagno mentre alla Ferrari la sostituirà Charles Leclerc.
«Conosco poco entrambi, sono giovani e bravi ragazzi. Con Charles ci ho parlato un paio di volte, mi auguro che faccia bene».
Cos’ha amato e odiato di più nello stare in un team italiano come la Ferrari?
«Difficile dirlo, perché ci sono stato per la maggior parte della mia carriera, otto mondiali in tutto in rosso, e per me è diventato un mondo normale anche se è un posto particolare. Soprattutto per la passione che senti, dentro e attorno, nel bene e nel male.
Probabilmente quando sarò più vecchio e mi guarderò indietro capirò meglio quanto sia stato speciale».
Consiglierà ai suoi figli Robin e Rianna di fare i piloti?
«Mia moglie Minttu dice che dobbiamo portare Robin sui kart.
Vediamo, ha solo tre anni e la bimba uno. I miei genitori non avevano così tanti soldi, i miei figli stanno sicuramente meglio di me e mio fratello. Ma voglio che crescano con delle cose semplici e normali. La cosa che mi spaventa è che se vogliono fare i piloti, mi toccherebbe un giorno tornare nei circuiti. Me lo eviterei».
Cosa farà quando si ritirerà?
«Non ne ho idea. La F1 ti costringe a troppe ore in aereo, troppi voli e per me da tanti anni. Sempre la solita storia, quindi credo che passerò del tempo con la mia famiglia, farò viaggi, senza orari, calendari, appuntamenti. Mi sveglierò la mattina senza dover correre per partire. Farò qualsiasi cosa, tranne che tornare nei paddock e sulle piste».